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Il Blog di Franco Parlavecchio - Quelle cene di classe anni dopo sono il ritrovo di perfetti sconosciuti: i ragazzi di ieri non ci sono più

Sicuramente è capitato anche a voi. Siete stati inseriti in una chat su Whatsapp in cui si organizza la classica cena con i vecchi compagni di scuola. Nel mio caso parlo addirittura dei ragazzi che con me hanno trascorso tutto il periodo delle elementari e delle medie. E’ stato un gruppo fantastico, forse d’altri tempi e siamo stati molto fortunati nel ricevere le basi di una formazione di vita. Nella chat in questione preferisco rimanere poco attivo. Resto un osservatore che vede scorrere decine e decine di messaggi tutti i giorni, come se in poco tempo si volessero recuperare trentacinque anni di vita separata.

Ma questo intenso dialogo nasconde anche tanta malinconia. Qualcuno lascia la chat subito, altri più educatamente dopo un po’. Questa cena si organizzerà addirittura dentro quella fantastica scuola che ci ha adottato. C’è chi vorrebbe esserci ma forse all’ultimo momento troverà una scusa per non partecipare; dopo oltre trent’anni senti il peso di dimostrare che la vita l’hai vissuta veramente e che non è stato il tempo a superare te ma tu a bruciarlo. C’è chi non si sente in forma e magari non desidera apparire per essere giudicato. C’è chi vuole dimostrare, anche fingendo, che la vita gli ha sorriso.

Una domanda occorre porsela: se con qualcuno non mi sono visto e sentito per tutti questi anni, ci sarà un motivo? In fin dei conti alcuni tra loro, dopo tutto questo tempo, sono dei perfetti sconosciuti. O forse no. Ma il tempo che passa si scontra con il primo entusiasmo di un incontro che si annacqua quando scopri che è un po’ diverso da come te l’aspetti. Si, è vero, i social aiutano questi tipi di rendez- vous e danno una mano a ritrovarsi, ma hanno anche lo stesso effetto che potresti provare per un amore consumato troppo in fretta. Ti tolgono il bello dell’appuntamento a sorpresa, quello delle persone che non riuscivi più a trovare e che cercavi sull’elenco telefonico, chiamando sul telefono fisso.

Ora invece siamo tutti in vetrina e spesso queste vetrine sono foderate di plastica. Non è un caso che il tema più scelto alla maturità dai ragazzi di oggi è stato quello dedicato alla solitudine. Tanti contatti, tanto social, tanto soli. Noi non ci sentivamo soli, anzi. Ma poi il percorso ad ostacoli che abbiamo affrontato ci ha fatto incontrare persone molto peggiori della solitudine. E forse è da questo pensiero che scocca la voglia di rivedere persone che hai perso di vista.

Ricordo come l’ultimo giorno di scuola della terza media siamo rimasti tutti seduti al nostro posto dopo il suono della campanella; ci dicevano “ragazzi la scuola è finita”; ma noi continuavamo a rimanere fermi. Forse eravamo già consapevoli che quella esperienza sarebbe rimasta unica nella vita, con la paura di perderci ma consci che stavamo per uscire da un guscio dorato che poi sarebbe diventato solo un miraggio. Io a questa cena non potrò partecipare ma non posso fare altro che dare un caloroso abbraccio alla mitica terza A!

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