INVIATO CITTADINO Il barbiere del Borgo d’Oro, Franco Pignattini, sculptor optimus

È stato l’ultimo tonsore di corso Garibaldi, nella bottega poco sotto via dell’Oro, dove il Gorino (al secolo Vittorio Gorini) filosofeggiava sull’universo mondo

Dalla scultura a rasoio dei capelli a quella del legno. Il barbiere del Borgo d’Oro, Franco Pignattini, sculptor optimus, dopo il pensionamento, incrementa l’attività plastica di alta creatività nella lavorazione di radici e bastoni.

È stato l’ultimo tonsore di corso Garibaldi, nella bottega poco sotto via dell’Oro, dove il Gorino (al secolo Vittorio Gorini) filosofeggiava sull’universo mondo. Lui stesso dice: “Lo conoscevo bene. Era simpatico, anche se matto del tutto”. Ora Franco ha lasciato forbici e rasoi e si dedica ai suoi hobbies. Primo fra tutti: la scultura. Vive a Capocavallo di Corciano, in una casa che rispecchia il suo “horror vacui”: piena, anzi stipata di antiquities, amorosamente mantenute. Come una bottiglia di rosso di quasi mezzo secolo, proveniente dalla tenuta di Villa Colle del Cardinale (foto). Colleziona e restaura serrature antiche e le rende perfettamente funzionanti.

Lo scoprimmo qualche anno fa, quando restammo colpiti dalla straordinaria serie di opere che esponeva in vetrina. Ora, avendo più tempo a disposizione, ne dedica una buona parte all’arte.

Ha un piccolo laboratorio in cui sono ordinatamente disposti gli attrezzi del mestiere: sgorbi, scalpelli e altri ammennicoli, ma anche frese, mole, attrezzi modificati ad uso e consumo della sua passione incisoria e scultorea. La materia prima la trova in giro, nei boschi o nei campi: radici d’albero di ogni tipo, meglio se di legno bello come l’olivo o ben lavorabile come l’ornello.

È la forma stessa del legno a suggerirgli la creazione. Franco dice: “Appena vedo il materiale mi prefiguro il lavoro: si tratta solo di togliere il superfluo. Scavando e rifinendo”. Insomma, come Michelangelo (si parva licet), Franco crede alla scultura per sottrazione.

Dopo di che quella materia acquista forma, viene levigata, arricchita da inserti anche di altro materiale biologico, come l’osso. E il gioco è fatto.

Le sue realizzazioni preferite sono i bastoni il cui manico, più che semplice impugnatura, è un oggetto d’arte, costituito da un animale, vero o fantastico, o anche da una figura antropomorfa. In qualche caso, Franco arriva addirittura all’astrazione.

Spesso si intercetta una creazione spiritosa, ironica, fantasiosa. L’ultima creazione è un “porcin detector”, ossia un bastone che ha l’impugnatura a forma di porcino. Dice che gli porta bene e lo usa per trovare i funghi.

Ha scritto una “Dedica al bastone” che dice: “Un amico inseparabile che non ti nega mai la mano. Che ti dà sempre un appoggio al momento opportuno. Se lo prendi dal verso giusto, diventerà la tua arma di difesa. L’unica cosa che ti chiede in cambio: il calore della tua mano”.

Auguri a Franco e ancora tanti anni di fortunate realizzazioni. Attraverso le quali riesce perfettamente a “bastonare” la noia e ad esorcizzare il sensus finis.

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