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Celebrato il decimo compleanno dell’Hospice: curare, oltre la speranza di guarigione

Celebrato, con grande partecipazione materiale e… spirituale, il decimo compleanno dell’Hospice: “quella casa nel parco”

Celebrato, con grande partecipazione materiale e… spirituale, il decimo compleanno dell’Hospice: “quella casa nel parco”. Il parco è quello di Santa Margherita, tristemente noto come “manicomio”, tornato alla memoria collettiva nella ricorrenza della legge Basaglia che Perugia fu tra le prime città a sperimentare con successo.

C’era una volta il reparto Zurli, con la sua presenza di “matti” e di sofferenza. C’è oggi – specie per chi è giunto alla fine del viaggio senza biglietto di ritorno – un luogo dove trovare accoglienza, affetti, cure palliative- “Perché il termine – spiega qualcuno – viene da pallium, che per i romani era un mantello protettivo. Così come noi cerchiamo di proteggere i nostri pazienti dagli insulti di un insopportabile dolore”.

E il libro delle firme dei parenti, mostrato in un agile filmato autoprodotto, dà conto di questa affettuosa e professionale tutela dei sofferenti, accompagnati al traguardo con serena levità. Perché non basta dire I care, ma occorre praticare una “cura” che sappia andar oltre le speranze di guarigione. Eppure i perugini, intervistati per strade e piazze dell’acropoli, non sanno cosa sia l’Hospice, anche se intuiscono vagamente trattasi di un luogo di cura, di “ospitalità”.

Il disinvolto conduttore della serata affabula con garbo, cita nomi e persone attive in quella struttura, traccia un bilancio dinamico di quel fare che include medici, infermieri, volontari, tutti persuasi del dovere di una concreta solidarietà. Di una “compresenza”, è obbligatorio dire nella città di Aldo Capitini, in nome di una vera “omnicrazia”, ossia quel ‘potere di tutti’ che dovrebbe unificarci nel nome dell’appartenenza alla comune radice umana.

Ricorda, il conduttore Roberto Mauri, di aver incontrato Tommaso e Sara (i cognomi lasciamoli stare, perché non si pensi alla politica come autopromozione, ma come missione alta) e la quarta Commissione per presentare le tante richieste minime: un lungo “quaderno di doglianze” che elenca carenze, distrazioni, colpevoli omissioni sulla tenuta di quel luogo e delle sue pertinenze.

Se la prende col “sindaco che non c’è” e ha parole di elogio per l’assessore Edi Cicchi che è presente e partecipe, anche con iniziative consimili, come quella di “Perugia, città del Sollievo”, ossia compassionevole, non nel banale senso di “compatire”, ma in quello di “saper condividere e alleviare la sofferenza”, insieme a ben 34 associazioni. Una serata che conforta e che serve a riflettere su noi stessi, sui doveri di una città più civile e fraterna.

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