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INVIATO CITTADINO L’eterna manfrina. Una storia da ridere o...

Come ti tolgo, ti rimetto, ti elimino definitivamente lo storico primo gradino della cattedrale

“Ho visto cose che voi umani...” dice il replicante Roy Batty nel film di fantascienza “Blade Runner”. Ma anche fra i travertini della Vetusta se ne vedono delle belle. Già: i travertini!

L’eterna manfrina. Come ti tolgo, ti rimetto, ti elimino definitivamente il tratto finale dello storico primo gradino della cattedrale. Una vicenda che farebbe ridere… se non ci fosse da meditare. Sull’eterna indecisione relativa alla doverosa conservazione di uno storico manufatto. Che è ormai perduto per sempre. Segnatamente nella parte verso piazza Danti, nemmeno rimontato e “bevuto” dalla nuova pavimentazione. 

FOTO - Come ti tolgo, ti rimetto, ti elimino definitivamente lo storico primo gradino della cattedrale

Abbiamo già accennato alla questione di quel marciapiedi troppo ampio, tanto da mangiarsi buona parte della carreggiata. Che così ne risulta mutilata e poco funzionale, una volta che saranno stati istallati dissuasori e fioriere. 

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L’Assessore Margherita Scoccia era intervenuta  chiarendo che quel primo gradino “desaparecido” era stato semplicemente portato in laboratorio per la pulizia (qualcosa non quadrava, perché la pulizia degli stessi, durante i lavori alla chiesa cattedrale, non aveva richiesto nessuno smontaggio). Assicurando che sarebbe stato rimontato. Ma così non è avvenuto. O almeno solo in minima parte.

L’indecisione regna sovrana. Se è vero che si fa un avanti/indietro difficilmente giustificabile.

Ecco gli step. Prima il gradino di travertino viene portato via (per un’asserita operazione di pulizia). Secondo atto: viene riportato in sede (suddiviso in tre/quattro/cinque segmenti. Terzo atto: lo si rimonta. Quarto atto: lo si rismonta. Quinto atto: se ne lascia solo una parte, ossia il pezzo iniziale.

Il resto… alle ortiche! Desaparecido. Infatti il piano del marciapiedi, di cui è avvenuta l’impudente copertura, si è mangiato il livello precedentemente occupato dall’antico gradino. E pure la parte finale del secondo (quella verso il Turreno) risulta inglobata.

Cose che succedono, si dirà.

Ma le cose che non tornano sono parecchie. La prima manciata di sabbia sugli ingranaggi è stata la mancata conformità fra il progetto originale e l’eseguito. Documentato dalla pubblicazione di quel progetto, uscito su Perugia Informa, dunque ufficiale. 

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Perché è stata introdotta una modifica, ritenuta, a parere di molti, peggiorativa della viabilità e inutilmente sprecona per un marciapiede enorme? A tutto discapito della percorribilità di quel tratto di strada.

Perché quel gradino è stato smontato, rimontato, frettolosamente rismontato e poi sparito nella misura dei 3 quarti?

È lecito sottrarre, in buona parte, un bene monumentale alla vista, ma anche nei fatti?

Certo che qualcuno ha messo piombo alle ali di un progetto di riqualificazione, partito per volare alto. E accolto positivamente dai perugini. Sebbene con qualche marginale riserva. 

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E il bello – anzi il brutto – è che, a cose fatte, il risultato non è dei peggiori. Sempre che si voglia ignorare un percorso tribolato e tutt’altro che trasparente. E un danno che, a detta di molti, è da definirsi irreparabile. Soprintendenza e altri Soggetti istituzionali facciano la loro parte!

Perché potrebbe vigere il detto amletico “Something is rotten in the state of Denmark” (“c’è del marcio in Danimarca”). Con palese allusione a situazioni poco limpide. O a soluzioni abborracciate e irrispettose. Spiace dirlo. Ma è proprio così.

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