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"Malati" di gioco, sempre più famiglie rovinate: ora arrivano i questionari per "mappare" il fenomeno in Umbria

A ricevere il questionario a casa saranno circa 14 mila umbri residenti in 27 comuni della regione selezionati in maniera casuale dalle liste anagrafiche, di età compresa tra i 18 e i 74 anni

Quando il gioco diventa una malattia. Anche in Umbria, come nel resto d’Italia, il gioco compulsivo sta diventando una vera e propria piaga sociale vista anche la diffusione “dei disturbi e della dipendenza che negli ultimi anni ha assunto una dimensione di assoluto rilievo” – ha spiegato Luca Coletto, assessore alla Salute e alle Politiche sociali. Il primo passo per mappare il fenomeno e fornire risposte per orientare politiche sociali e sanitarie mirate ai reali bisogni della popolazione sarà quello di fornire un questionario per rilevare il comportamento degli umbri nei confronti del gioco d’azzardo.

L’iniziativa rientra nell’ambito dello studio GAPS Umbria - Gambling Adult Population Survey, - condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr e finanziato dalla Regione Umbria nell’ambito del Piano regionale 2017-2018 di contrasto al Gioco d'Azzardo Patologico e che conta sulla  collaborazione di ANCI Umbria.

A ricevere il questionario a casa saranno circa 14 mila umbri residenti in 27 comuni della regione selezionati in maniera casuale dalle liste anagrafiche, di età compresa tra i 18 e i 74 anni. Il questionario cartaceo è assolutamente anonimo in modo da garantisce una completa tutela della privacy  con una serie di domande riguardanti le opinioni personali, le conoscenze e i comportamenti adottati nei confronti del gioco, ma anche sulle condizioni socio-economiche e sul contesto culturale della famiglia.

“L’indagine – ha spiegato l’assessore alla Salute e alle Politiche sociali, Luca Coletto – è finalizzata a fornire una mappatura dettagliata del fenomeno rilevando tutti i numeri in Umbria di una vera e propria emergenza sociale. La rilevazione dei dati del problema in Umbria e poi la loro interpretazione, forniranno alla Regione tutti gli elementi conoscitivi e scientifici necessari a orientare politiche sociali e sanitarie e a predisporre specifici interventi di prevenzione o di riduzione dei rischi associati al gioco compulsivo”.

“Tutti i cittadini che riceveranno il questionario – spiegano i referenti degli uffici dell’Assessorato regionale alla Sanità - sono invitati a rispondere alle domande, visto che il successo dello studio dipende dall’ampiezza della partecipazione che, se elevata, consente di raccogliere una quantità di dati adeguati alla valutazione del fenomeno che in Umbria nel 2018, in particolare per i giochi distribuiti su rete fisica, risulta in lieve flessione rispetto ai due anni precedenti. In termini pro-capite, nel 2018 la raccolta su rete fisica a livello nazionale è stata di 1.244 euro per residente, un dato più alto di quello registrato in Umbria, dove la raccolta su rete fisica per residente è stata di 1.188 euro”.

 Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia Dogane e Monopoli, preposta alla regolazione e al controllo del comparto del gioco, in Italia nel 2018 la raccolta è stata di 106,8 miliardi di euro, con un aumento del 5 per cento rispetto all’anno precedente.

A livello regionale gli unici dati pubblici disponibili riguardano i soli giochi distribuiti su rete fisica. Questi giochi in Italia nel 2018 hanno raccolto 75,3 miliardi di euro (circa il 70 per cento del totale della raccolta, di cui 1,05 in Umbria (l’1,4 per cento del totale nazionale).

In termini pro-capite i tre Comuni con la più alta raccolta sono stati Bastia Umbra, Corciano e Pietralunga, dove sono stati giocati rispettivamente 2.084, 1.804 e 1.724 euro per residente. I tre comuni umbri con la raccolta per residente più bassa nel 2017 sono stati Scheggino, Parrano e Piegaro dove sono stati giocati rispettivamente 61, 99 e 118 euro per residente. Nel novero dei volumi di gioco però, oltre alla raccolta ricavata dal gioco su rete fisica, non si può tralasciare il fenomeno del gioco online che, tuttavia, spiega la dottoressa Sabrina Molinaro, responsabile del Laboratorio di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi Sanitari del CNR e coordinatrice dello studio GAPS Umbria, proprio per il carattere effimero di queste attività di azzardo immateriale, non è possibile monitorare a livello regionale, né tantomeno comunale, a meno di raccogliere l’informazione direttamente dal lato dell’utilizzatore, attraverso studi di popolazione anche attraverso questionari somministrati direttamente ai cittadini.

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