Gioacchino Nicoletti, un intellettuale da riscoprire e legatissimo a Perugia

Il nipote Marco ricorda la figura di Gioacchino Nicoletti, giornalista e scrittore, storico del pensiero politico, avvocato ed eroe militare

Ritratto di Nicoletti, collezione di famiglia (per gentile concessione del nipote Marco)

Il nipote Marco ricorda la figura di Gioacchino Nicoletti, giornalista e scrittore, storico del pensiero politico, avvocato ed eroe militare. Un intellettuale da riscoprire, anche per il suo legame profondo con Perugia.

“Era nato a Castel di Tora (Rieti) il 4 novembre 1897 in una famiglia del notabilato locale, di origini probabilmente venete dal lato paterno e marchigiane da quello materno”.

Quale la sua formazione?

“Dopo gli studi superiori, svolti al Liceo Classico di Spoleto, il 5 maggio 1915, appena maggiorenne, rispose con entusiasmo all’appello interventista di Quarto e accorse al fatidico scoglio per dichiarare a D’Annunzio il proprio fervore patriottico”.

Il Vate come lo accolse?

“Con una battuta. Vedendolo alto e magrissimo, gli dette un pizzicotto sul costato, decretando: ‘Troppo magro, inadatto alla pugna!’. Un giudizio che ebbe presto conferma. Andato in guerra come soldato semplice, Gioacchino, nel settembre del 1915, si iscrisse alla Scuola Militare in qualità di allievo ufficiale, ma risultò non idoneo. E tale fu giudicato anche l’anno successivo, presso il Battaglione aerostieri (addetto alla manovra e alla manutenzione degli aerostati, ndr).

Così non riuscì a entrare?

“No, ce la fece. Infatti, nel 1917 arrivò finalmente la nomina – provvisoria – ad aspirante ufficiale, seguita, pochi mesi più tardi, dall’inquadramento nel corpo del Genio militare, con il grado di sottotenente”.

Partecipò ai combattimenti?

“Combatté tutta la guerra e rimase ferito, meritando varie decorazioni tra le quali una medaglia di bronzo al valor militare, assegnatagli nel 1918”.

Raccontò queste sue avventure?

“Scrisse, fra l’altro, il diario di guerra ‘Sotto la cenere’, con stile e contenuti unanimemente apprezzati”

Vantò amicizie importanti, vero?

“Uno dei suoi corrispondenti e amici fu Giuseppe Prezzolini, intellettuale di rango. Esiste un interessante carteggio”.

Dopo la guerra?

“Trascorsa quella prima stagione militare, il nonno Gioacchino studiò giurisprudenza e scienze politiche a Roma, ottenendo entrambe le lauree. Contemporaneamente, nel 1922, divenne redattore della “Rivoluzione Liberale” di Gobetti e collaboratore del “Foreing Press Service” di Giuseppe Prezzolini, nella sede romana della celebre agenzia. Nel 1923, assieme al socialista libertario Andrea Caffi, diresse “La vita delle nazioni”, rivista ispirata da Gaetano Salvemini e Umberto Zanotti Bianco”.

Fu anche docente universitario?

“Cultore del pensiero politico di Mazzini (autore al quale dedicò numerosi saggi), dopo alcuni soggiorni di studio in Inghilterra, iniziò l’insegnamento universitario in vari atenei italiani, tra cui la Sapienza di Roma e la Cattolica di Milano. Proprio alla Sapienza, tra le mura del capolavoro borrominiano, incontrò la studentessa Luisa Tagliacozzo, che sarebbe divenuta la saggia e paziente compagna di tutta la vita. Si sposarono nel 1924”.

Fu avversario o sostenitore del Regime?

“Prima l’uno e poi l’altro. Dissidente nei confronti del regime fascista, continuò l’opera di Salvemini (che era riparato in Francia dopo l’assassinio di Matteotti), scrivendo su “La Giustizia” di Firenze. Per questa sua attività, nel 1927 venne condannato al confino politico a Marina di Pietrasanta. L’occasione di quella villeggiatura forzata gli permise di comporre “Sotto la cenere” e di avere un incontro straordinario”.

Con quale personaggio?

“Durante una delle sue solitarie passeggiate lungo la spiaggia versiliana, conobbe Giovanni Gentile. Nel corso di quei lunghi pomeriggi, il filosofo poté figurargli il Fascismo come naturale conclusione dell’idea unitaria risorgimentale e, convintolo ad abbandonare l’opposizione, lo presentò al Duce. Fu un passo decisivo, che permise a Gioacchino di ottenere nuovamente l’insegnamento, questa volta presso la Normale di Pisa e il Collegio Mussolini”.

Altri snodi della sua vita?

Negli anni successivi, fino al 1943, partecipò a tutte le campagne d’Africa a fianco di Rodolfo Graziani. Rientrato in Italia dopo l’8 settembre, Gioacchino aderì, da repubblicano mazziniano, al Fascismo di Salò. Venne nominato Prefetto a disposizione presso il Ministero della Cultura Popolare e successivamente passò alla Presidenza del Consiglio, nelle funzioni di plenipotenziario di Mussolini”.

È vero che fu amico del poeta Ezra Pound?

“Certamente, conobbe l’acceso propagandista delle teorie anticapitalistiche propugnate da Salò. Intrecciò con lui una fitta corrispondenza e si vide dedicare alcuni versi dei ‘Pisan Cantos’, la più famosa opera poetica”.

Tuo nonno Gioacchino ebbe un ruolo politico anche nelle ultime fasi del Regime?

“Certamente. Su indicazione diretta di Mussolini, Gioacchino aveva avuto un ruolo di primo piano nei diversi tentativi di concludere una pace separata. In quell’occasione, in qualità di capo della missione segreta denominata “Il Ponte”, ebbe contatti con alleati e partigiani allo scopo di tentare una pacificazione interna, far cessare immediatamente la lotta partigiana, sottrarre la valle padana alle vicende della guerra e favorire il distacco della Germania dall’Italia”.

Fu anche imprigionato, vero?

“Conclusasi l’avventura repubblicana, Nicoletti trascorse alcuni giorni di prigionia in un carcere del nord Italia, senza sapere quale sarebbe stata la sua sorte. Miracolosamente, ebbe salva la vita, grazie alle autorevoli intercessioni dell’amico e maestro padre Agostino Gemelli, rettore dell’Università Cattolica di Milano, di monsignor Francesco Olgiati e del conte Eros Compagnoni Compagnucci, comandante del Patriot Branch alleato. Quest’ultimo testimoniò presso il CLN intorno alle azioni svolte dal prefetto Nicoletti per la salvezza di rilevanti complessi industriali e in favore di numerose maestranze e detenuti politici (tra i quali il figlio di Matteotti) i quali evitarono la deportazione ed ebbero la libertà grazie al suo intervento presso Mussolini”.

Pagò le conseguenze della sua vicinanza al fascismo?

“L’adesione alla RSI gli era costata l’epurazione. Nel 1950, dopo una breve collaborazione come legale presso la casa editrice Garzanti a Milano, si trasferì a Perugia con la moglie, i sette figli e un incarico di Storia delle Dottrine Politiche presso l’università locale. Per alcuni anni dovette occupare quella prestigiosa cattedra, senza percepire alcuno stipendio”.

Parlami del ritorno a Perugia.

A Perugia Nicoletti riallacciò, poco alla volta, i contatti con gli ambienti letterari e artistici frequentati nella Roma degli anni Trenta e nella Milano dell’immediato secondo dopoguerra. Grazie alle sue relazioni, contribuì a rendere meno provinciale l’ambiente intellettuale perugino, tanto che, negli anni Cinquanta e Sessanta, il suo interessamento attrasse numerose personalità. Tra i primi Curzio Malaparte, ma anche, e in più occasioni, Riccardo Bacchelli. Ricordo che Arturo Benedetti Michelangeli fu ospite più volte nella nostra casa; era solito arrivare con la sua Ferrari argentata e, se non era per qualche impegno legato alla Sagra Musicale, amava mettersi al pianoforte e suonare per pochi fortunati”.

La scomparsa

“Giacchino Nicoletti muore a Perugia nel 1983, all’età di 87 anni e a pochi giorni di distanza dalla sua Luisa. Lascia un ricco epistolario, memoriali di guerra e numerose pubblicazioni a cavallo tra storia, politica e letteratura”.

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