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La Galleria Kennedy ha due nuove targhe. Erano quasi 50 anni che i perugini l'attendevano

Eccellente la decisione dell’apposizione nei due lati della Galleria Kennedy di targhe assai semplici e preziose

Buona la decisione di intestare le due  rotatorie in entrata e in uscita dalla Galleria ai musicisti Gil Evans e Miles Davis. Addirittura eccellente la decisione, passata un po’ in sordina, dell’apposizione nei due lati della Galleria Kennedy (via XIV settembre e viale Pellini), di targhe assai semplici e preziose.  Erano quasi 50 anni che i perugini attendevano questa scelta, quanto mai opportuna.

Com’è noto, la Galleria era stata scavata durante la guerra e fu ampiamente utilizzata dai perugini in occasione dei bombardamenti come rifugio antiaereo. In via Pinturicchio esisteva l’Unpa (Unione nazionale protezione antiaerea) dove si impartivano, a cittadini di tutte le età, indicazioni su come comportarsi in occasione di bombardamenti.

In città esisteva anche un rifugio sotto S. Ercolano. Molti erano i cittadini che si rifugiavano nei cunicoli sottostanti il tempio ottagonale. Quei vani, ancora integri, sono stati riaperti in occasione delle visite alla “Perugia underground”, esibendo tuttora un aspetto solido e la presenza di servizi igienici, di acqua e camere di soggiorno.

Più “rustico”, ma non meno efficace, era il rifugio della Galleria, cui si accedeva da entrambi i lati. Era sufficientemente sicuro, con la soprastante massa protettiva del muro etrusco e il terreno del Campaccio. Negli anni Sessanta, dopo la morte nell’attentato di Dallas, la bretella di collegamento tra viale Pellini e la zona Porta Pesa-Monteluce e area  nord-ovest, venne intestata al presidente  statunitense  John Fitzgerald Kennedy. Decisione saggia e coerente. Ma non vi furono apposte indicazioni. Così molti continuarono a chiamarla il “tunnel”, senza nome di battesimo.

Ora, finalmente, due targhe sono state apposte nei due lati con le necessarie indicazioni del nome e delle caratteristiche essenziali, come la lunghezza di 370 metri, Forse non sarebbe stata inopportuna l’informazione sull’età dell’opera, citando l’anno di costruzione o quello di intestazione.

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