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Lunedì, 30 Gennaio 2023
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INVIATO CITTADINO Furto a Santa Maria delle Grazie, i profanatori cercavano probabilmente le ostie consacrate

Ma se ne sono andati con le pive nel sacco... e staccando un Cristo ligneo dalla Croce

I profanatori cercavano probabilmente le ostie consacrate. Ma se ne sono andati con le pive nel sacco. Cristo ligneo staccato dal crocifisso e gettato in un cassonetto poco lontano, arredi sacri, statue e oggetti sparsi e spostati. Con la croce lasciata rovesciata, in evidente segno (dicono gli esperti) di appartenenza a sette sataniche.

Per raggiungere e staccare il Crocifisso, si sono avvalsi di uno scalandrino metallico, di quelli in uso al cimitero per arrivare ai loculi in alto. 

FOTO - Furto a Santa Maria delle Grazie, i profanatori cercavano probabilmente le ostie consacrate


(foto esclusive Sandro Allegrini)

Il tutto a danno della chiesa di Santa Maria delle Grazie, antica e ricostruita nel 1534. Poco a valle del tempio di San Bevignate, di natura templare. Sorge intorno a una sacra icona in pittura murale. La tradizione popolare attribuisce all’artistico manufatto un valore taumaturgico. Un tempo erano esposti anche ex voto che oggi non ci sono più.

I malviventi hanno aperto il tabernacolo, contando di trovarci ostie consacrate. Ma il parroco don Nicola Allevi, memore del furto di particole avvenuto alcuni anni fa, non lascia mai nulla di consacrato. Forse i danni sono frutto dell’irritazione dei malviventi per lo scorno ricevuto. Domenica prossima la liturgia “riparatrice”, presieduta dal vescovo Ivan Maffeis.

LA CURIOSITÀ. La chiesa fu cara a Paolo III Farnese, il papa liberticida che fece costruire la Rocca Paolina “ad Perusinorum reprimendam audaciam”. Fu proprio lui a riconoscere il titolo di “altare privilegiatum” e a concedere indulgenze plenarie.

Una lapide all’esterno ricorda che con le procedure di preghiera, e soprattutto tramite congrue offerte in denaro, si può ricevere indulgenza. Ma, anche versando una piccola somma, si può ottenere uno sconto in giorni di pena.

Il testo recita: “Paolo III Pontefice Massimo, il 29 settembre 1535, concesse tanti giorni d’indulgenza in perpetuo quanti grani di arena conteneva una gran tazza a tutti che visitassero la chiesa in qualunque giorno e facessero qualche elemosina. Più plenaria in perpetua ne giorni di San Michele Arcangelo, Ottava di Pasqua e Visitazione di Maria SS.ma. Come nella lapide a destra nella chiesa l’altare è privilegiato 1816”. Più venali di così.

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