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INVIATO CITTADINO Al 'Fuori Post' i registi Matteo Butrugno e Daniele Coluccini raccontano una storia di emarginazione e sofferenza

Davanti alla macchina da presa ‘Lucy’, già Luciano, la più anziana transessuale italiana. Oggi novantottenne, ha attraversato, e sfidato, un secolo di preconcetti che si opponevano alla sua diversità

Al Fuori Post, in piazzetta Montessori stipata di spettatori, i registi Matteo Butrugno e Daniele Coluccini raccontano una storia di emarginazione e sofferenza. Davanti alla macchina da presa ‘Lucy’, già Luciano, la più anziana transessuale italiana. Oggi novantottenne (96 i tempi delle riprese) questa persona ha attraversato, e sfidato, un secolo di preconcetti che si opponevano alla sua diversità. Lucy ha subito il lager a Dachau e ne è sopravvissuta. Riportandone ferite che non potranno mai rimarginarsi.

Fin da “bambino” ha conosciuto violenza e ostilità. Poi la ribellione a un’identità avvertita come non sua. La vita per le strade, a vendersi, la notte, a quegli stessi che la stigmatizzavano durante il giorno con ipocrita perbenismo.

“Quando ci sono le elezioni – dicono gli autori – qualche candidato la imbarca per farsi portabandiera della difesa delle diversità. Poi, a consultazioni finite, Lucy ritorna ad essere ignorata”.

“Il guaio è – sostengono i registi – che tutti abbiamo bisogno di una comunità di riferimento: che si chiami, o richiami, la famiglia. Anche se non da mulino Bianco. Questo a Lucy è mancato”.

Una persona titolare di un’identità che contiene universi. E che è alla ricerca di un mondo in cui non domini l’indifferenza. Un individuo sensibile, che scrive poesie nelle quali c’è l’eterno quesito del perché stiamo al mondo. E proprio un suo verso (“C’è un soffio di vita soltanto”) funge da titolo del film.

Nel suo racconto non c’è rabbia né desiderio di vendetta. Non rassegnazione, ma auspicio di un mondo “diverso”. Forse in altri pianeti, forse nel rapporto con altri esseri, anche non umani, ma meno disumani. Con Dio o senza di Lui.

A Torino, città dove vive, Lucy è assistita dai servizi, sente la solidarietà dei vicini che hanno comprensione e affetto per la sua persona. Una “donna” generosa, che rifiuta la definizione di mostro. Facendoci capire che i veri mostri abitano dentro di noi. Si chiamano pregiudizio e indifferenza.

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