Il blog di Franco Parlavecchio | Il rispetto della privacy non vale per l'App, ma vale per la "cura" di Ortisei

A proposito di buone pratiche, anche in tempo di Coronavirus sarebbe meglio guardare sempre oltre il proprio naso e riconoscere le azioni più efficaci. In questo caso non dobbiamo andare fuori dai confini nazionali, rimaniamo in un posto sogno di molte vacanze, Ortisei in Alto Adige. Un medico che abita nella stessa zona, già gravemente colpito dal virus ed ora guarito, insieme ad alcuni colleghi, all’interno di un famoso albergo ha effettuato dei test sierologici destinati alla popolazione locale con un semplice contributo spese di 30 euro a persona.

Sono state testate centinaia le persone che si sono sottoposte al test.  Si è scoperto che il 49% di esse è risultato essere effettivamente entrato in contatto con il coronavirus. Forse anche inconsapevolmente, visto che due terzi dei testati ha detto di non aver avuto sintomi. Metà del campione avrebbe già sviluppato anticorpi.

L’esperimento va considerato con prudenza, soprattutto perché sono ancore troppe le variabili relative al virus. Si è fotografata una positività passata che tuttavia non fornisce garanzie sull’immunità futura e sull'eventuale durata della stessa, ma il quadro che ne esce è veramente significativo di quanto questo virus abbia circolato ed infettato.

A seguito di un’ispezione questi test sierologici sono stati fermati dai Nas. I carabinieri hanno effettuato una serie di accertamenti sulla legittimità dell’iniziativa e sulle modalità di esecuzione. Il problema? La privacy. Nel mirino la modalità con la quale è stato raccolto il consenso dei cittadini di Ortisei, anche se il test è avvenuto su base assolutamente volontaria. 

Quindi mentre ci stanno invogliando a scaricare un' applicazione che monitorerà anche quante volte andremo in bagno nei prossimi mesi, magari per aggiungerci in mezzo qualche spot pubblicitario personalizzato, c’è qualcuno che si preoccupa della privacy di un'utilissima ricerca che fornisce un aiuto concreto agli abitanti, viste le preoccupazioni maturate nel corso dell’emergenza sanitaria, ma anche un esperimento che offre indicazioni veramente interessanti. Come al solito ci si concentra sul dito senza mai guardare la luna.

Forse si preferisce lasciare nel silenzio una buona pratica che dovrebbe essere sviluppata su tutto il territorio. Questa non è certo la bacchetta magica ma un modo di gestire il problema, anche contravvenendo a quelle che sono state finora le disposizioni a livello nazionale.

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Se fosse stata da subito intrapresa una strada simile, magari con l’aggiunta del tampone, isolando le persone positive, forse avremmo parlato di un’altra storia. Ora diventa necessaria per contenere il problema continuando a vivere una vita più o meno normale, evitando di dover isolare tutta la popolazione. Perché se non fosse ancora chiaro, non è “andato tutto bene” proprio perché sono stati fatti diversi errori. Alla stanca retorica delle parole sarebbe corretto sostituire la concretezza dei fatti.

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