Perugia non dimentica un grande personaggio che portò in alto il nome della città

Ricordando – a trent’anni dalla scomparsa –  Franco Bicini, scrittore, attore, regista, drammaturgo

Mariangela Taccone, Mariella Chiarini, Gemma Bracco

Ricordando – a trent’anni dalla scomparsa –  Franco Bicini, scrittore, attore, regista, drammaturgo, che portò alto il nome e la lingua della Vetusta. Mariella Chiarini ne parla con Mariangela Taccone e con la consigliera di parità Gemma Bracco. Una quattro giorni che coinvolgerà attori, intellettuali e collaboratori del grande perugino. In primis la stessa Mariella Chiarini, compagna sulle tavole del palcoscenico, oltre che depositaria morale e materiale della sua immagine  e del suo lavoro artistico.

Mercoledì 10, alle 17:30, in Sala dei Notari, la commemorazione alla presenza del sindaco Romizi, insieme a Gianfranco Ricci, l’attore Adello Baldoni, lo storico regista Rai Gino Goti, depositario di tante registrazioni sottratte alla dispersione. Verrà proposto un video per ripercorrere le tappe artistiche che includono, come best, le registrazioni audio di “Qua e là per l’Umbria”. Gli attori del Canguasto – una sua precipua creatura – proporranno uno spettacolo dal vivo.

Poi, nei giorni di venerdì (ore 21:15), sabato e domenica (17:15) al teatro di via del Cortone, a lui intitolato, la sua celebre “Ballata per un manovale”, scritta negli anni Sessanta per il Teatro in piazza di Giuseppe Agozzino. I tre spettacoli sono a ingresso libero e gradito e costituiscono l’anteprima di una stagione che si annuncia particolarmente interessante.

Bicini fu un autore straordinariamente prolifico e decisamente poliedrico. Capace di passare dalla rivista alla commedia, giungendo a inventare, insieme a Mariella, il  “cabaret alla perugina”. Le musiche erano appannaggio dell’indimenticabile amico Emilio Spizzichino che manca enormemente a noi tutti.

Mariella ricorda che Franco partì, a soli diciotto anni, dal teatrino dei Salesiani di  Porta Sant’Angelo, per arrivare al Morlacchi e al Turreno, tenendolo per sette giorni con ben sei esauriti, nell’intervallo fra gli spettacoli di Totò e Wanda Osiris, ossia il meglio del teatro di rivista degli anni Cinquanta. Il sodalizio con Mariella fu fecondo, mettendo a frutto una grande creatività “perché Franco sapeva penetrare nell’intimo delle persone e dei personaggi, riuscendo a dare un’anima perfino alle cose”.

Franco fu un antesignano nell’uso del dialetto perugino, nella variante urbana dei Borghi, e seppe portarlo a dignità letteraria, esaltandone le potenzialità ed evitando la dimensione semplicemente consumistica  e banalmente ridanciana. Di Franco si è vanamente cercato il romanzo di cui aveva letto a Mariella ampi stralci: non lo si è trovato a casa né tra i copioni. S’intitolava “Guerra e baci” e raccontava gli orrori della guerra.

Bicini combatté in marina, ma fu sempre fieramente antimilitarista. Tradusse splendidamente “Il ritorno del soldato” da Ruzante. La guerra ne segnò lo spirito e ne minò la salute: si ammalò di malaria, sopportando gli stenti della fame e le angosce del ritorno. In quel romanzo raccontava di come dall’orrore della strage possa nascere un’incontenibile voglia di vita e di tenerezza.

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Chissà che, una volta  l’altra, quel romanzo non possa uscir fuori!

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