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Riccardo Capecchi bloccato in Perù: "Lotto per la mia innocenza, mi manca la libertà di poter pensare a un futuro"

Il fotografo castiglionese rimasto invischiato in un'indagine sul traffico di droga. Inizialmente prosciolto, l'inchiesta ora è in via di revisione: "Grazie a chi continua a sostenermi e stare vicino a me e alla mia famiglia, questa è comunità"

Riccardo Capecchi è un fotografo professionista di Castiglione del Lago. Da quasi due anni è bloccato in Perù, invischiato in un'indagine sul traffico di droga. Circostanze dalle quali si è sempre dichiarato estraneo. Prima chiamato come testimone, poi arrestato. Quindi rilasciato e ora in attesa che la revisione delle indagini, volute da un nuovo magistrato si concluda.

La sua storia è sintetizzata dal comitato "Verità per RIccardo", nato in questi giorni nella sua città per sostenere la battaglia per la verità, presente anche su Facebook, e promotore di una raccolta firme.

"Agli inizi del 2019 viene contattato da un imprenditore per realizzare un reportage fotografico in Perù. Ad aprile, poco prima della partenza, per risparmiare sul budget, gli viene chiesto di intestarsi uno dei quattro automezzi da utilizzare per il progetto, per questioni assicurative e anche per ridurre i costi degli autisti. Riccardo era tranquillo e felice di fare questa bella esperienza professionale: unico problema che aveva un automezzo a suo nome che avrebbe dovuto viaggiare insieme ai connazionali del gruppo. Il gruppo viene improvvisamente arrestato dalla polizia peruviana con l'accusa di traffico di stupefacenti ma, al momento dell'arresto, Riccardo non è con loro. In un primo momento Riccardo era stato chiamato come testimone poi, dopo diversi giorni, arrestato e ingiustamente detenuto. Successivamente, vista l'inconsistenza degli indizi a suo carico, Riccardo viene rilasciato ma a marzo del 2020, a causa dell'inizio della pandemia Covid-19, rimane bloccato in Perù. Nel frattempo il nuovo magistrato, che ha sostituito chi ha inizialmente condotto le indagini, ha purtroppo chiesto la revisione della decisione di proscioglimento per Riccardo. A breve il Giudice per le Indagini Preliminari si dovrà pronunciare se lasciarlo libero oppure rinviarlo a giudizio". 

Riccardo aspetta, confidando che la verità venga a galla. Ma l'attesa è lunga.

Come stai?

"Sono trascorsi quasi due anni dal mio arrivo in Perù e sinceramente, dopo tutto quello che ho vissuto, mi sento molto stanco, fisicamente e mentalmente. Tuttavia ancora non è arrivato il momento di riposarsi. Mi aspettano giorni molto intensi che metteranno ancor di più a dura prova il mio equilibrio.

Come trascorri le tue giornate?

"Le mie giornate sono dedicate per lo più a preparare la mia difesa; è un compito che mi hanno dato i miei avvocati: Ricostruire i fatti andando a ritroso nel tempo indagando giorno per giorno fornendo prove reali. Messaggi, foto e ricevute che possano ricostruire tutti i miei spostamenti. Lavoro non semplice dopo due anni e senza nessuno dei tuoi effetti personali a disposizione".

Che cosa ti manca di più? Oltre, ovviamente, l'essere libero

"La cosa che mi manca di più è la possibilità di sognare, di fare progetti per il futuro; la libertà più grande che un uomo possa avere".

Che cosa ti dà la forza?

"La forza è istinto di sopravvivenza. Credo che chiunque lotterebbe fino alla fine con tutte le armi possibili per dimostrare la propria innocenza. Chiaramente la disciplina e l'educazione ricevuta dai miei genitori sono stati un ottimo strumento per saper reagire alle difficoltà, ai momenti difficili nella maniera appropriata".

Amici, conoscenti, ma anche persone che non ti conoscono direttamente si stanno mobilitando per te. Un messaggio per loro.

"La mobilitazione di tanti amici e conoscenti mi ha commosso. Tutte queste persone stanno dimostrando a gran voce quale forza ha il nostro spirito di comunità". 

In questa vicenda, qual è la cosa che ti ha maggiormente ferito o colpito?

"La cosa che mi ha colpito di più è come la tua vita può cambiare di punto in bianco. Sentirsi impotenti all'improvviso, lasciare tutto, ogni cosa a cui sei sentimentalmente legato e trovarti senza nulla in mano. Privato di tutto. Anche di vedere che tempo che fa fuori.

Che cosa vorresti dire a chi non ti conosce o conosce la tua storia solo in superficie?

"In primo luogo non ho parole per ringraziare tutte le persone che mi conoscono che con tanta solidarietà stanno vicino a me e alla mia famiglia. E' un bellissimo gesto d'affetto molto importante per incoraggiarci a non mollare. Sono felice di appartenere alla mia comunità e a tutto il territorio ora più che mai. Per chi conosce solo marginalmente la mia vicenda e ha trovato due minuti  per interessarsi non posso dire altro che grazie. Sono sicuro che la loro non è curiosità, ma bensì un segno di apertura mentale. Quello che è successo a me poteva accadere a chiunque e queste persone ne sono coscienti".

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