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La Società Paleontologica Italiana lancia “Fossili Regionali”: Umbria in gara con cinque 'gioielli'

I fossili in gara e come votare

La Società Paleontologica Italiana lancia la sfida. Si chiama "Fossili Regionali" e l'Umbria in gara con cinque gioielli dal passato. L'iniziativa, nata dalla sinergia tra il gruppo dei giovani della società “Palaeontologist in Progress” e il Consiglio SPI, ha come obiettivo "la divulgazione e la conoscenza delle ricchezze del patrimonio paleontologico del nostro Paese attraverso la selezione di un fossile simbolo per ogni regione italiana". 

Tra mammut, impronte di dinosauro, foglie e conchiglie fossili, paleontologi esperti riuniti in comitati ad hoc hanno selezionato un massimo di cinque fossili rappresentativi della propria regione, per ciascuno dei quali è poi stata preparata una scheda informativa, pubblicata sul sito SPI

Due le modalità di voto: attraverso apposita scheda anonima sul sito SPI, oppure seguendo i social (Facebook e Instagram) della Società. Ogni settimana, vengono postate le schede descrittive dei fossili candidati, aprendo le votazioni per ogni specifica regione durante il weekend. Tutti i post sono raggruppati sotto l’hashtag #scegliilfossile. Le votazioni per i "Fossili Regionali" andranno avanti per tutti i prossimi mesi e i fossili vincitori saranno presentati in occasione del congresso SPI di Lecce (Giugno 2023). Dopodiché, partirà una serie d’iniziative di promozione dell’iniziativa e di incontri col pubblico presso i principali musei paleontologici italiani.


E l’Umbria? "Una regione così ricca dal punto di vista paleontologico non poteva che presentare cinque candidati fantastici", spiega il comitato locale, coordinato da Marco Cherin (Università degli Studi di Perugia) e composto da Roberto Rettori, Angela Baldanza (UniPG), Giulia Margaritelli (CNR-IRPI), Gabriele Maganuco (Extinction, Gubbio) e Paola Romi (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria). 

Ecco i fossili selezionati per la gara

Balena di Allerona
Il reperto MUAL 30BA, recuperato nel 2016, sarà presto esposto nel Museo dei Cicli Geologici di Allerona. È costituito da un cranio parziale e da numerose vertebre e costole, che permettono una stima di lunghezza corporea di circa 6-7 metri. Uno dei pochissimi resti di questo tipo dai depositi marini dell’Umbria occidentale, lo scheletro costituisce un ritrovamento di grandissima importanza per la ricostruzione del popolamento a cetacei del Mediterraneo nel Pleistocene (circa 2 milioni di anni fa).

Tronco di pianta fossile, Dunarobba
Tra gli straordinari tronchi di Glyptostrobus europaeus della Foresta Fossile, è stato scelto come candidato il cosiddetto “Tronco 4V”, uno dei più imponenti: con un’altezza di quasi 4 metri e un diametro di 3 metri, permette di stimare che l’albero originario potesse raggiungere i 30-35 metri. La Foresta Fossile di Dunarobba, con i suoi oltre 45 tronchi in posizione di vita, è un giacimento unico a livello mondiale, capace di “aprire una finestra” su una foresta umida di circa 2,5-3 milioni di anni fa.

Foraminifero dalla Gola del Bottaccione
Circa 65 milioni di anni fa, un gigantesco meteorite si schiantò sulla Terra, innescando – secondo molti esperti – l’estinzione di massa che portò, tra l’altro, alla scomparsa dei dinosauri. Questa affascinante teoria scientifica è stata elaborata studiando le rocce del Bottaccione, presso Gubbio. Per datare queste rocce, sia nell’Appennino settentrionale che in altre parti del mondo, si possono usare microscopici organismi marini a guscio calcareo, i foraminiferi. Tra questi, uno dei più significativi è Parvularugoglobigerina eugubina, riconosciuto per la prima volta proprio a Gubbio e diventato uno dei principali marker della grande estinzione di massa a livello globale.

Cranio di lontra da Pantalla
Il sito di Pantalla, presso Todi, ha restituito una delle associazioni a mammiferi più importanti d’Italia, soprattutto grazie allo splendido stato di conservazione dei fossili, datati a circa 2 milioni di anni fa. Tra questi, i ricercatori hanno individuato e descritto un cranio di lontra, attribuito a una nuova specie: Lutraeximia umbra, la “lontra eccezionale dell’Umbria”.

Scheletro di cervo da Pietrafitta
Tra i numerosi fossili di vertebrati di Pietrafitta, è stato selezionato lo scheletro di Praemegaceros obscurus, un cervo gigante vissuto circa 1,5 milioni di anni fa. Conservato al Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta, lo scheletro comprende il cranio praticamente completo e alcune ossa degli arti di un esemplare maschile. I resti di Praemegaceros obscurus di Pietrafitta formano la collezione più completa e meglio conservata d’Europa di questa specie estinta.

La Società Paleontologica Italiana

La Società Paleontologica Italiana (SPI), fondata nel 1947, promuove la protezione, la gestione, la valorizzazione e lo studio dello straordinario patrimonio paleontologico italiano, raccolto nelle collezioni museali, oppure ancora da scoprire nei numerosissimi siti fossiliferi nazionali. Composta da paleontologi accademici, studenti e appassionati, la SPI negli ultimi anni ha sostenuto molti progetti per la diffusione della conoscenza dei fossili italiani e della loro identità come Beni Culturali, tutelati dalla legislazione nazionale.

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