INVIATO CITTADINO Ceccobelli, autore di Luisa, racconta la storia di quell'opera

“L’opera è ancora incompresa e violata. Sotto questa storia di poesia e civiltà ci sono delle spiegazioni da comprendere e delle esigenze culturali di autenticità da rispettare, insieme ad artisticità tradite. Ci sono ancora, mi duole dirlo, delle vere mancanze di umanità”

L'opera Luisa di Mario Ceccobelli

L’artista Bruno Ceccobelli, autore di “Luisa”, racconta la genesi e le caratteristiche dell’opera in zona Fontivegge. L’Inviato Cittadino lo ha raggiunto attraverso i buoni uffici della comune amica Antonella Pesola, studiosa e storica dell’arte con alle spalle una lunga esperienza, e conseguente competenza, sull'arte umbra contemporanea.

Antonella mi dice: “Sarebbe bello e utile, per rinfrescare la memoria assopita della città, pubblicare questa dichiarazione del Maestro”. Concordo e procedo, come d’intesa.

Esordisce Ceccobelli,  già direttore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia: “Sono l'autore della “amara” scultura che sta nel piazzale accanto al complesso di Aldo Rossi a Perugia” (perché “amara” si capirà più avanti, ndr).

Un po’ di storia. “Voglio precisare – aggiunge il Maestro – che mi fu proposto da Edgardo Abbozzo, allora Direttore dell'Accademia di Belle Arti, di realizzare una manifestazione estiva per abbellire la città, “momentaneamente”, con delle sculture artistiche. Volentieri mi misi al lavoro. Gratis. Era il 1996”.

Ciò premesso, ecco la realizzazione. “Feci dunque questa scultura dedicata a “Luisa” (Spagnoli, ossia la fondatrice della Perugina, ndr).

Una precisazione fondamentale. “Doveva essere soprattutto una scultura notturna, che illuminava la zona, e mi era stato garantito che la durata della manifestazione si sarebbe dilatata per un massimo di tre mesi”.

Insomma, un’opera d’occasione, senza pretese di sopravvivenza.

“Esattamente. Doveva trattarsi di un’installazione momentanea. Ma le cose non andarono così”.

Perché, cosa successe? “Da lì in poi il calvario dell’opera: non fu mai rimossa e divenne permanente, soprattutto per motivi probabilmente legati ai soldi che sarebbero serviti per togliere quello che era stato messo lì”.

L’abbandono, l’oblio, il degrado. “Poi la scultura fu dimenticata (si sa che le opere all’aperto vanno protette dalle intemperie, accudite, tutelate), e io vissi malinconicamente questo tempo ingiurioso nei confronti di un’opera d’arte”.

Lei non si mosse? “Elevai proteste e avanzai proposte a più riprese, anche in occasioni pubbliche, ma rimasi inascoltato”.

Adesso però, con la riqualificazione dell’area Fontivegge, la scultura è di nuovo sotto i riflettori, con giudizi e apprezzamenti diversi (la nuova illuminazione la valorizza e la propone all’attenzione di chi frequenti quei luoghi). Vero?

“Ora, grazie a Dio, qualcuno si degna di prendere visione di una scultura in degrado, forse considerata poco più di un inciampo e la restaura” (in realtà hanno sistemato l’illuminazione, senza mettere mano alla manutenzione del metallo, piuttosto ossidato, dopo un quarto di secolo di esposizione alle intemperie, ndr)”.

Ma ne resta sconosciuto l’autore e le motivazioni che indussero alla sua realizzazione. È così?

“Esatto. Il pubblico non sa chi l'ha realizzata, qual era il progetto iniziale, quali gli intendimenti e, soprattutto, se l'opera fosse completamente finita; nessuno mi ha avvertito o coinvolto”.

Con quali conseguenze?

“L’opera è ancora incompresa e violata. Sotto questa storia di poesia e civiltà ci sono delle spiegazioni da comprendere e delle esigenze culturali di autenticità da rispettare, insieme ad artisticità tradite. Ci sono ancora, mi duole dirlo, delle vere mancanze di umanità”.

A parere dell’Inviato Cittadino, estimatore dei due artisti, il “Muro” di Colombo Manuelli e la “Luisa” di Mario Ceccobelli meritavano che il loro autore venisse almeno consultato.

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