La Fonte Lomellina torna a nuova vita, nel nome e nel ricordo di Marzio Modena

Non è forse casuale che i familiari abbiano scelto l’opera, sita proprio nella strada che porta lo stesso nome del loro caro, indimenticato uomo di cultura, di diritto e di vasta umanità

La Fonte Lomellina torna a nuova vita, nel nome e nel ricordo di Marzio Modena, la cui famiglia ha finanziato l’impresa. Non è forse casuale che i familiari abbiano scelto l’opera, sita proprio nella strada che porta lo stesso nome del loro caro, indimenticato uomo di cultura, di diritto e di vasta umanità. Chi percorre la via Marzia può finalmente godere di un restauro effettuato a regola d’arte dal princeps restitutorum, il raffinato e coltissimo restauratore Adamo Scaleggi cui è stato affidato il delicato compito.

Scaleggi ci raccontò (e lo segnalammo per primi) che la conchiglia non è originale, ma proviene da materiali di spoglio: un camion delle truppe tedesche in ritirata la urtò mandandola in pezzi e fu necessario metterne una somigliante. La città ringrazia l’architetto Maria Cristina Timpani che ha seguito il restauro compiendo scelte acconce. La prima di tutte, l’aver voluto mantenere i dissuasori conici in travertino, risalenti agli inizi del Novecento e dunque tutelati. Per difendere anche questi preziosi manufatti dall’assalto, e da potenziali urti, da parte delle vetture malamente parcheggiate, la Timpani ha fatto istallare dissuasori in metallo a palo, non bellissimi ma funzionali.

Altra opzione eccellente è stata quella di dotare la vasca  a conca di un filtro metallico per evitare intasamenti e otturazioni legate a lancio di incarti e lattine, che più di una volta hanno bloccato il regolare deflusso dell’acqua. La denominazione della Fonte è legata a quella della famiglia del legato pontificio Lorenzo Lomellini (1678-1685), che la volle a decoro della via che  portava lo stesso nome (“acqua Lomellina in via Lomellina”).

La Fonte è stata ripristinata anche con riguardo all’iscrizione su supporto marmoreo, a ricordo dell’inaugurazione avvenuta nel 1682. L’epigrafe, ovviamente, non lesina le lodi: “hoc monumentum posuerunt caelatum cordibus quam marmore altius”, ossia “scolpito più profondamente nei cuori che nel marmo”.

Altro merito del restauro aver riportato alla luce il motto di famiglia iscritto nello stemma. Recita “Manet avita virtus”, ossia “Permane il valore degli antenati”. Ultima indicazione utile: la presenza di una targhetta in ottone ricorda (in italiano e in inglese)  al passante che quell’acqua è potabile.

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