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Fontana Maggiore sotto i ferri, intervento di pulitura delle portatrici d’acqua

Oggi si dimostra che la montagna aveva partorito un topolino e che si trattava di un gioco da ragazzi

Intervento di pulitura delle portatrici d’acqua della Fontana Maggiore… operazione lampo perfettamente riuscita. Asportazione meccanica.

Se ne è parlato per mesi sino allo sfinimento. Pareva un danno irreparabile, che si è perfino tinto di ideologia, scienza e… fantascienza. Chi le chiamò “Le tre Grazie” (opera marmorea del Canova), chi “lavandaie”, chi “Tre virtù teologali”, chi “popolane”… e così via. In realtà, erronee definizioni a parte – fummo i primi a scriverlo – erano affette da una patologia benigna: si trattava di un problema banale e di facilissima soluzione.

La patina dorata altro non era che una sostanza ferrosa, depositatasi nelle tubazioni e venuta a “maturazione” una volta sparata sul bronzo delle portatrici. Un esperto – lo scultore Paolo Ballerani – ci disse che tutto si sarebbe risolto con qualche economico colpo di spazzola. Aveva visto giusto. Ma ci volle l’intervento della Soprintendenza, quello dell’Istituto per il restauro e… tanti altri passaggi in stile burocratese.

Oggi si dimostra che la montagna aveva partorito un topolino e che si trattava di un gioco da ragazzi. D’altronde, le analisi compiute dal Dipartimento di chimica del nostro Ateneo dimostravano inconfutabilmente che si trattava di ossido o perossido di ferro, depositatosi sul bronzo. Da dove veniva? Ma lo sanno anche i sassi: dalle condutture ossidate.

Stamane è stata piazzata una piattaforma: decisione ottima per lavorare con comodità e sicurezza. Ci venivano i brividi ricordando quando una struttura di tubi fu colpevolmente appoggiata sopra una tavola di legno che insisteva sul bordo delle vasca superiore: roba da denuncia! Per la semplice ragione che quella struttura non è nata per reggere altro che se stessa. Comunque è andata bene e l’esperienza deve pur averci insegnato qualcosa. Bene, dunque, il cestello telescopico, la piattaforma.

Ma cosa hanno fatto (e stanno facendo) gli esperti della Coobec? Bocche cucite, ma trattamento sotto gli occhi di tutti. Ammorbidiscono con un prodotto la superficie bronzea, poi raschiano via delicatamente col bisturi. Sono entrati nella coppa. Alla fine, spalmeranno sulle superfici ripulite una patina protettiva. E, oplà! Il gioco è fatto. Rien ne va plus. Le bocche sono talmente cucite che quasi non ci passa l’aria per respirare. Non si dice nemmeno se verrà trattata anche la coppa bronzea sulla quale è scivolato un po’ di quel materiale che ha lasciato striature non belle a vedersi. Probabilmente faranno anche la coppa di Rosso Padellaro e il bulbo che la sostiene. Già che ci sono, omettere questo lavoro sarebbe da matti. Ma non resta che attendere. 

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