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Danni alla Fontana Maggiore, occorre trovare rimedi: e se pensassimo a ripristinare la cupola?

I perugini ricorderanno la copertura fra il 1994 e il 1999, periodo in cui fu interessata da un necessario restauro. Adesso è una serra al bosco didattico

Danni alla Fontana Maggiore. Inutile cercare colpe. Occorre trovare rimedi. E se pensassimo a ripristinare la cupola?

I Perugini ricorderanno la copertura che protesse la Fontana di Piazza fra il 1994 e il 1999, periodo in cui fu interessata da un necessario restauro. Nessuno gridò allo scandalo, vista l’utilità di quell’intervento che l’assessore Virgilio Ambroglini volle “a vista”.

Quale la fine di quel manufatto? Ricordo di averlo visto al bosco didattico di Ponte Felcino dove funge da serra. Una scelta voluta dall’allora assessore Claudio Bazzarri che richiese la campana, destinata allo smantellamento.

Più d’una volta è riemersa l’ipotesi di una protezione del genere contro i danni conseguenti ad atti vandalici. C’è chi pensa a rifarne una nuova di zecca, dedicata ad una protezione, intesa nel senso più ampio del termine. Non solo contro la violenza stupida degli umani, ma anche contro le intemperie e gli inevitabili acciacchi dovuti alla vecchiaia. Per non parlare dell’esposizione permanente (da oltre sette secoli) alle intemperie e a sollecitazioni di ogni genere. Inconvenienti che, se fosse adottata questa soluzione, sarebbero rimossi.

Ricordo personalmente – per aver visitato il cantiere – che quella protezione degli anni Novanta garantiva un controllo dei valori di temperatura e umidità, salvando il prezioso manufatto dagli sbalzi termici che ne costituiscono la maggiore insidia.

La questione torna dunque d’attualità e quella soluzione sarebbe in grado di salvare capra e cavoli.

Il capolavoro resterebbe visibile e c’è chi azzarda perfino l’ipotesi di regolare gli accessi, previo pagamento di un ticket minimo, i cui proventi sarebbero da destinare alla manutenzione della stessa Fontana.

Come sempre, ci sarà chi grida al sacrilegio e alla lesa maestà della Signora della Piazza. Ma si tratta di spunti per una discussione che potrebbe portare buoni frutti.

Una parola sugli Sherlock Holmes di casa nostra che vogliono individuare colpe o, quanto meno, responsabilità. È un po’ come la pandemia. La risposta da cercare sta tutta nel “che fare” a buon fine.

Personalmente non credo che il doccio cavallino sia vittima di atto vandalico. Ché, altrimenti, il vandalo ne avrebbe fatta refurtiva. “Chi ha colpa di cosa” è un processo tortuoso e conflittuale. Che non è buona cosa per la città.

Si dice che, pur in mancanza d’acqua, la neve accumulata su quel doccio abbia gelato e dunque scardinato il manufatto bronzeo. Mettiamo che sia andata proprio così. Inutile discuterne.

Il “che fare” impone un controllo immediato dello stato di salute degli altri sfiori. E poi l’adozione di misure di protezione permanente dell’intero manufatto. Questo occorre fare, se vogliamo bene alla città.

La cupola sarebbe un sacrilegio? La Francia dovrebbe pur insegnarci qualcosa. I cugini transalpini adottano soluzioni di accorto mix fra antico e moderno e nessuno si scandalizza.

Scandalo? Può essere. Ma se ne può discutere senza pregiudizi. Ideologici, estetici. Ma sempre pregiudizi.

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