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Coronavirus, il Festival internazionale del Giornalismo si ferma per un anno: "Ci avete inondato di solidarietà, mai mai mai vorremmo fare male a Perugia"

Centinaia di commenti tra chi eleogia il senso di resonsabilità e chi fa i conti con le perdite per la città

Il Festival del Giornalismo si ferma per un anno. La decisione degli organizzatori, comunicata oggi anche attraverso un lungo e meditato post sui social, accende inevitabilmente il dibattito. 

Centinaia i messaggi di solidarietà arrivati ad Arianna Ciccone, Chris Potter e a tutto lo staff che lavora tutto l'anno per l'organizzazione di un evento di caratura mondiale. E proprio questa sua natura marcatamente globale ha spinto i promotori a fare un passo indietro. In modo affrettato, critica qualche utente della rete. Frutto di una lunga e non facile meditazione, spiegano nel post, una valutazione che arriva dopo un percorso e un confronto, dicono, anche con le istituzioni. Senso di responsabilità, viene riconosciuto loro da molti, anche da alcuni relatori che intervengono direttamente a sostegno della scelta. 

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C'è chi propone di farne un'edizione virtuale, con contribuiti scritti e video, per esempio. Ma anche chi guarda all'Ijf dal punto di vista dei conti. L'attrattività del festival e il suo impatto, in termini di presenze, sulla città e sulla regione non sono trascurabili. In positivo come in negativo. E a quello, qualcuno guarda con timore. Danno alla città? "Mai mai mai avremmo voluto creare un danno alla città, alle persone che lavorano con noi" risponde Arianna a una utente che sottolinea, lavorando in questo settore, le conseguenze per il turismo. "Dobbiamo farci carico della scelta più difficile perché ora è il momento della responsabilità. Immagina se avessimo fatto il festival portando tutte queste persone da tutto il mondo e poi si fosse scatenato un focolaio. Non ce lo saremmo mai potuto perdonare, mai".

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