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INVIATO CITTADINO Festa grande per Santa Rita, rose finite già all'ora di pranzo

Cinque celebrazioni molto partecipate con giovani steward che accompagnano ai posti, distribuiti con parsimonia, secondo i rigidi dettami di un accorto distanziamento. Gente di ogni età a pregare in un momento difficile come l’attuale

Festa grande per Santa Rita. La chiesa di S. Agostino fa sold out. E le rose sono già finite all’ora di pranzo.

Cinque celebrazioni molto partecipate con giovani steward che accompagnano ai posti, distribuiti con parsimonia, secondo i rigidi dettami di un accorto distanziamento. Gente di ogni età a pregare in un momento difficile come l’attuale.

Celebrazione delle 18:30 con don Riccardo Pascolini. Che esordisce rilevando la mancata presenza dell’ex parroco don Fernando Sulpizi, “non solo come presenza fisica, ma anche come figura di alta spiritualità”. E qui parte l’applauso, tirato dall’Inviato Cittadino che di quell’illuminato sacerdote, artista e intellettuale agostiniano è estimatore e amico.

“Aveva quasi promesso che sarebbe venuto, ma poi non gli è stato possibile. Gli ho chiesto un audiomessaggio, ma Fernando si è dimostrato poco interessato alla tecnologia” (come dire che un esorcista, stimato perfino da padre Amorth, si sente a disagio con le “diavolerie” dell’elettronica, ndr). “Il prossimo anno, a Dio piacendo, Fernando ha promesso che sarà fra noi”, conclude don Pascolini.

L’omelia suscita grande e motivata attenzione. Il sacerdote, infatti, sottolinea l’esigenza di “stare IN Dio” nella quotidianità. Evitando, soprattutto di “combattere con Dio” nelle calamità, chiedendogli assurdamente ragione dei mali del mondo. “Occorre stare con gli altri e per gli altri, anche per trovare un senso alla nostra vita”. In proposito, Riccardo riferisce un aneddoto tra i meno conosciuti sulla vita della Santa. Non uno di quelli arcinoti (le api, la spina, il fico, la rosa, il perdono verso gli omicidi del marito), ma una spigolatura che ben si adatta alla contingenza. “Lasciare aperta la porta a Dio e ai fratelli”. E l’episodio racconta di una tegola del tetto della casa della “Santa degli impossibili”. Il manufatto era continuamente spostato dando luce e accesso alla sua camera. Qualcuno aveva un bel daffare a rimettere in sesto quella tegola: la si ritrovava costantemente fuori posto, discosta dalle altre. La spiegazione: era un “ingresso” speciale, riservato a un angelo che veniva a visitare la santa.

“Ecco: prendiamo esempio da questa apertura, che deve essere destinata ad accogliere Dio e il prossimo”, conclude don Riccardo.

Partecipazione sentita e coinvolta. Pazienza per le rose. Gertude Stein ci ha insegnato che “una rosa è una rosa è una rosa è una rosa”. Non di più.

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