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#FerroGommaShow - Ex Fcu: lavori nuovi, ma il binario ha 40 anni

Inizia oggi la rubrica di Alexandru Cenusa in relazione a tutto quello che c’è da sapere sul trasporto pubblico e la mobilità in Umbria e non solo

Città di Castello. Sembrerebbe una battuta, eppure è proprio l’amara verità: laddove si è più volte dichiarato di aver rinnovato tutto, l’infrastruttura risale ad almeno 40 anni prima.

A parlare non sono i tecnici della Regione, ma le rotaie e la massicciata della stazione di Città di Castello, da giorni al centro dell’attenzione mediatica e politica. Molto si è infatti detto a riguardo di presunte “rotture”. In realtà, non sarebbe a rischio la sicurezza dei treni, quanto la credibilità dell’operazione di rilancio della ex Ferrovia Centrale Umbra.

Accade, infatti, che in un tratto di linea interessato dai recenti lavori di ammodernamento, costati 57 milioni di euro di soldi pubblici, si possano ancora trovare vecchie rotaie e traversine, risalenti al secolo scorso.

Pertanto, fanno sapere fonti interne a Rete Ferroviaria Italiana, sulla carta, anche la sezione con il “buco” tra le rotaie in prossimità dello scambio della stazione di Città di Castello, dovrebbe risultare sostituita ed ammodernata.

Invece le rotaie sono di tipo più leggero rispetto a quelle installate sulla tratta Perugia Ponte San Giovanni – Città di Castello. Apparentemente sarebbero corrispondenti al tipo UNI 46, mentre la tratta rinnovata è stata interessata dalla posa di nuove rotaie UNI 50 o, come più volte dichiarato dai dirigenti tecnici della Regione Umbria, e dall’assessore ai trasporti regionali Giuseppe Chianella, addirittura UNI 60.

Ma se in materia di rotaie si può parlare di tecnicismi, le traversine invece parlano una lingua ben più universale. Mentre nei tratti sottoposti a rinnovamento sono state adottate traversine di cemento, sullo scambio in questione risultano montate ancora quelle in legno che mostrano evidenti segni dell’impietoso scorrere del tempo. Secondo alcuni esperti, è impossibile che abbiano meno di 40 anni di servizio alle spalle.

Quindi, anziché avere un tratto rinnovato completamente con nuove rotaie e traversine, in corrispondenza dello scambio è stata “rinfrescata” solo la massicciata ed in parte la sede sottostante del binario.

Facendo un paragone automobilistico, l’operazione eseguita a Città di Castello, è concettualmente simile al montare l’assetto da gara ed i fari allo xeno sulla vecchia Fiat Uno della Nonna.

Oltre al materiale, certamente non di prima scelta, anche le operazioni di rimontaggio sembrerebbero non esser state certamente svolte a regola d’arte. Osservando lo scambio si vede chiaramente che la staffa che tiene insieme i due tratti di rotaia non è fissata con 4 bulloni (come si può invece osservare lungo il resto della linea), ma con un unico lungo bullone che attraversa lo spazio tra le rotaie. Ad aggravare la situazione anche la mancanza di un adeguato giunto tra le rotaie che ha portato alla creazione del “buco” alla base dell’allarme lanciato dai viaggiatori tifernati e, molto probabilmente, ha indotto la dirigenza a far cambiare binario di fermata dei treni.

Ma cosa è successo? Sembrerebbe che la ditta esecutrice dell’opera non abbia completato i lavori poiché la mancata prosecuzione degli stessi verso Sansepolcro avrebbe fatto cambiare i programmi originari di rifacimento; almeno questo è quanto emerge da fonti interne ad Rfi.

Ecco dunque che viene da chiedersi se nel periodo in cui si stilavano cronoprogrammi di riapertura della ex Ferrovia Centrale Umbra, non si fosse in realtà già deciso di non andare oltre la tratta tra Perugia e Città di Castello, condannando di fatto a tavolino tutta la regione umbra dell’alta valle del Tevere.

Con un simile dubbio in mente, è però “confortante” avere la certezza che il passaggio dell’infrastruttura ad Rfi continui ad essere rimandato, e che da Città di Castello a Perugia ci possano volere anche più di 90 minuti, oltre ad aver a che fare con stazioni dove alla volte manca pure la biglietteria.

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