#FerroGommaShow. Perugia: parcheggi in via dei Filosofi? Alla Sipa devi pagare anche il pranzo

Protestano commercianti, ristoratori e associazioni di quartiere, in attesa che il trasporto pubblico migliori con il Pums

Perugia, capoluogo della regione cuore verde d’Italia. Sfortunatamente, in fatto di mobilità, Perugia è molto meno “verde” visto il ben poco invidiabile dato di essere tra le città con la più alta presenza, e preferenza, dell’auto privata. Eppure, proprio a Perugia, la ricerca di un parcheggio può essere una vera e propria battaglia quotidiana che culmina con un costoso premio per l’automobilista vincitore.

Notoriamente lo sviluppo urbano della città non è certo annoverato negli annali della buona urbanistica. Soprattutto negli anni del boom economico, e nei ruggenti anni ‘80, la città in espansione crebbe senza tener conto delle necessità imposte della mobilità pubblica e privata.

Questo primo ingrediente di una ricetta problematica è particolarmente evidente nella zona di via dei Filosofi. Quartiere ormai centrale della città fin dalla fine degli anni ‘80, risente profondamente delle mancanze progettuali, e di visione globale dette in precedenza. Tale precaria situazione attendeva solo la classica “goccia che fa traboccare il vaso”.

La “goccia” è arrivata ormai da tempo. Si chiama “Sipa”, società un tempo appartenente al Comune di Perugia, di cui però quest’ultimo iniziò a disfarsi fin dal 2006 vendendola agli spagnoli di “Saba”, non prima di averla risanata con fondi pubblici e dotata di “Super Poteri”. Quali sono questi Super Poteri? Per cominciare un convenzione di gestione unica delle strisce blu, e dei parcheggi a pagamento della città, destinata a durare ancora altri venti anni da oggi in avanti.

Tale convenzione ha fatto in modo che Saba potesse far la parte del leone nelle trattative con il Comune di Perugia. A farne le spese, ormai da oltre un anno, sono i residenti e soprattutto i commercianti di via dei Filosofi. Cosa è successo? A fronte della sparizione degli ultimi parcheggi liberi presenti, non è però più stato concesso il pagamento a fasce orarie. O meglio, il provvedimento che ha portato all’eliminazione delle fasce orarie, parrebbe esser stato un vero e proprio olocausto preteso da Saba in cambio dello sconto sugli abbonamenti. Praticamente si è trattato di una misura di cui, dati alla mano, hanno beneficiato in piccola parte i cittadini residenti nell’acropoli, a scapito dei quartieri a ridosso del centro storico. Il risultato è stato dunque un salasso abbattutosi sugli esercizi commerciali, ed in special modo su quelli della ristorazione, e sui residenti che, per vari motivi, non sono in possesso dei requisiti per ottenere il permesso di parcheggio apposito.

Emblematico è il caso dei bar e delle pizzerie. In questo caso a soffrire sono sia gli affari che i dipendenti. Ci dice Nadia, lavoratrice in un bar del quartiere: “Pagare la sosta anche nelle ore di pranzo significa un aggravio giornaliero che, in un anno di lavoro, unito ai costi del normale orario delle strisce blu, porta a cifre anche piuttosto rilevanti. Oltre ai soldi ci si mette, alle volte, pure la necessità di dover uscire a rinnovare il ticket di parcheggio. Ciò non è ovviamente possibile in orario di lavoro. A fronte di questi problemi ogni giorno mi devo ingegnare a parcheggiare lontano dal posto di lavoro per non dover subire tutto questo”.

Secondo la locale associazione di quartiere il danno da “strisce blu full time” ha già prodotto rilevanti flessioni nei business aziendali di bar e pizzerie, creando una vera e propria fuga di clienti, peraltro già iniziata anni prima, cioè quando trovare un parcheggio era iniziata a divenire un impresa.

“Non siamo contrari alle strisce blu – ci dicono i rappresentanti del quartiere – anzi ne riconosciamo l’importante valenza selettiva che consente di scoraggiare dall’occupazione indebita di posti auto a sfavore di residenti e avventori degli esercizi commerciali in loco”. Quando si parla di occupazione indebita, spiegano i residenti, si fa riferimento al fenomeno, ormai in larga parte cessato, che in passato vedeva lavoratori degli uffici, e degli esercizi commerciali del centro storico, o anche semplici cittadini, parcheggiare le proprie auto in via dei Filosofi, per poi raggiungere il centro con l’autobus, eludendo in tal modo la necessità di lasciar la propria auto nei parcheggi a pagamento.

“Non è tuttavia possibile accettare una politica dei parcheggi che danneggia sistematicamente sia i residenti, che i lavoratori, che i clienti degli esercizi commerciali. Abbiamo fatto sentire la nostra voce presso il Comune di Perugia e presso l’assessore alla mobilità cittadina, ma fino ad oggi non abbiamo ricevuto risposte adeguate” concludono i rappresentanti del quartiere.

Ascoltando queste testimonianze alcuni in città potrebbero obiettare che la “colpa” è del perugino “ignorante” che non riesce a staccare il “fondo schiena dall’auto”. Ma quali alternative offre il sistema dei trasporti pubblici? Enormi autobus, con velocità medie commerciali inferiori agli 8 km/h, che passano ogni 40 minuti, e sovente anche una sola volta l’ora quando il traffico li imprigiona. Questo almeno nelle ore di “punta”. Nelle fasce orarie di basse affluenze, e nei giorni festivi, la distribuzione delle tracce orarie è tale da richiedere la presenza indispensabile di orari scaricati sui propri smartphone, o stampati, da tirar fuori da tasche e borse, alla pari della mappa per uscire da un intricato labirinto. Nell’attraversare il quartiere, questi autobus, giganti della strada, mostrano tutto l’appeal che hanno presso l’utenza trasportando alle volte anche solo uno o due passeggeri.

Su questo il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) promette di fare il “miracolo”, e rendere il mezzo pubblico ben più attraente per l’utenza. In attesa della sua implementazione, rimodulare le fasce orarie di pagamento della sosta per far tornare l’esenzione nell’ora di pranzo, sembrerebbe essere il primo, concreto passo da fare nei confronti delle istanze del quartiere.

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