#FerroGommaShow - L’Umbria che eccelle e produce, ma sono le altre regioni a goderne i frutti

Uscita da Foligno la prima locomotiva per treni storici del 2020, ma andrà per servizi turistici al nord

“Il 2020 sarà l’anno del treno turistico”. Con queste parole si è espresso il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini durante la propria audizione alla commissione attività produttive della Camera a dicembre 2019. Tale affermazione si basa su tutti gli indicatori economici presi in considerazione durante il biennio 2018 - 2019. In tutti i casi esaminati il risultato è stato unanime: dove c’è il treno storico a fini turistici, si crea ricchezza ed indotto economico.

Due mesi dopo, per l’esattezza nella giornata di ieri, le Officine ferroviarie di Foligno hanno riconsegnato all’esercizio la prima locomotiva storica restaurata in Umbria nel 2020. “Il Caimano” (questo il nome affibbiato al locomotore negli anni ’70), dopo essere giunto nel mese di gennaio 2020 alle Officine di manutenzione ciclica di Foligno, ne è uscito in poche settimane completamente revisionato e soprattutto completamente restaurato. Le operazioni di restauro hanno comportato soprattutto il ritorno alla originale livrea in blu e celeste con vistoso “baffo” giallo sui frontali, vestita da questi locomotori nell’arco di oltre 40 anni di carriera di questo gruppo di locomotive.

La motrice, il cui nome tecnico è “E 656”, restaurata al suo antico splendore, è dunque partita, alle 12:50 della giornata di ieri, per la sua prima corsa di prova da Foligno a Campello sul Clitunno. Ad accompagnarla come “scorta”, una delle locomotive “Smart” per treni Intercity che viene realizzata sempre a Foligno partendo da normali locomotive per treni regionali tipo “E 464”.

I due locomotori hanno superato brillantemente la corsa di prova e, in meno di un’ora, erano già di ritorno a Foligno, per essere riportate in officina per il ricovero e la lettura dei dati della telemetria. Nei prossimi giorni si prevedono ulteriori corse di prova prima di consegnare all’esercizio regolare entrambe le locomotive.

Purtroppo entrambe sono destinate a lasciare la regione. Mentre lo storico “Caimano” sarà dislocato al nord per l’effettuazione di treni storici e turistici, la sua compagna di avventure andrà al meridione, probabilmente in Sicilia, dove consentirà di potenziare le relazioni intercity veloci sull’isola e verso il continente.

Incredibilmente dunque in Umbria si producono, si riparano e si restaurano mezzi che migliorano la qualità della vita, l’economia e l’occupazione in altre regioni della nazione, ma non nel Cuore Verde d’Italia.

L’Umbria purtroppo fino a tempi recenti è rimasta insensibile, se non addirittura impermeabile, a qualsiasi istanza di crescita che passi attraverso il vettore su ferro. Mentre la politica, ed il mondo dei social network, sono riusciti a produrre dibattiti e discussioni spesso solo attorno al tema delle “Frecce”, il silenzio assoluto ha invece altrettanto spesso condannato all’oblio qualsiasi altra cosa non si chiami appunto “Freccia”.

Questa è una “svista” che se ad esempio avesse accomunato l’Umbria con l’Abruzzo, sarebbe costata ai nostri vicini circa 3 milioni di euro di Pil regionale stimato nel solo 2019, generato con 72 treni che hanno trasportato circa 32 mila turisti alla scoperta delle montagne abruzzesi. Questo infatti il risultato ottenuto in Abruzzo con i treni turistici operanti sulla cosiddetta “Transiberiana d’Italia”. Ma realtà simili sono sorte negli anni un po’ in tutte le regioni limitrofe all’Umbria, come la Toscana, così come in quasi tutte le altre regioni d’Italia dalle Alpi alla Sicilia.

Lo schema è sempre lo stesso: ferrovie chiuse al traffico commerciale, oppure commercialmente operative, ma caratterizzate da scarso traffico nei giorni festivi, vengono percorse da treni turistici composti da locomotive e carrozze storiche perfettamente restaurate, spesso in concomitanza con fiere, eventi, manifestazioni, feste, ricorrenze storiche, e quant’altro. Rispetto al 2018, l’indotto nazionale generato dai treni storici è cresciuto di circa il 49% nel 2019. Insomma, la formula del treno storico semplicemente funziona. Certamente non può essere la panacea di tutti i mali, ma nell’Umbria dall’economia più che depressa, possiamo veramente permetterci di ignorare i risultati ottenuti a pochi chilometri dai nostri confini regionali?

Sembra la classica situazione da chi “chi ha il pane non ha i denti”. Nel nostro caso il “pane”, ossia le maestranze, le associazioni, gli uomini ed i materiali li abbiamo a Foligno (e non solo). Purtroppo fino ad ora sono mancati i “denti”, ossia la volontà da parte della classe dirigente regionale che ha governato fino in tempi recenti, di aprire l’Umbria a questa forma di turismo in forte espansione.

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Parimenti, mentre il dibattito politico regionale in materia ferroviaria continua ad essere dominato troppo spesso dai “Freccia”, nella umile e lontana terra di Sicilia, le locomotive “Smart” che si costruiscono a Foligno, stanno contribuendo con i loro “umili” intercity a velocizzare i collegamenti sull’isola. Tale velocizzazione, coniugata con i relativamente bassi costi all’utenza dei treni intercity, stanno contribuendo a riavvicinare i siciliani alla ferrovia, alleggerendo il traffico su strade ed autostrade. Tutto ciò malgrado questi treni circolino su una rete ferroviaria avente limiti infrastrutturali insormontabili anche per dei “Freccia”, al pari della rete ferroviaria umbra.

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