#FerroGommaShow - Ex Fcu, a Perugia il confronto “pragmatici” contro “liberi pensatori”

Riunito a Perugia il “gotha” degli esperti di trasporto, ma con qualche assenza

Il “gotha”dei massimi esperti di trasportistica in Umbria si è riunita oggi a Perugia per discutere del passato, presente e del futuro della ex Ferrovia centrale umbra. Ingegneri, professori, dirigenti pubblici e grandi menti hanno dato il proprio contributo al seminario indetto dall’Università di Perugia, con tanto di autorità politiche presenti. Erano invece assenti, o meglio, non sono stati invitati a partecipare, gli esponenti del mondo associativo e consociativo rappresentanti delle varie anime che la ferrovia la vivono ogni giorno.

Tra i vari relatori, tutti di peso e caratura importante, hanno spiccato gli interventi di Adriano Cioci, il più noto storico delle ferrovie di casa nostra, Mauro Fagioli, ex direttore della Fcu e e dirigente di BusItalia, Vannio Brozzi, ex presidente dell’allora Fcu, Leonardo Naldini, dirigente di Mobilità e Infrastrutture del Comune di Perugia. Presenti anche numerosi professori universitari quali Renato Covino, ordinario di Storia Economia e Archeologia Industriale, e l’ingegner Luigi Fressoia per Italia Nostra. Per la politica erano presenti l’assessore regionale alla mobilità Enrico Melasecche, e l’assessore alle infrastrutture del comune di Perugia Otello Numerini. Il seminario è stato organizzato dall’Università di Perugia e presieduto dal Professor Giovanni DeSantis, ordinario di Geografia.

Più che la lista dei partecipanti è interessante il prodotto del seminario. Anzitutto la formula del seminario è stata scelta quale alternativa al dibattito o alla conferenza per “evitare contrapposizioni e permettere ad ognuno di esprimere la propria visione”. In effetti le visioni emerse rappresentano forse uno spaccato quanto mai chiaro dei diversi approcci tenuti dai vari esperti intervenuti.

Da un lato la pattuglia dei “pragmatici”, capitanata dall’ing. Fagioli e da Vannio Brozzi, si è scontrata con la squadra dei “liberi pensatori” guidata dal presidente di Italia Nostra Luigi Fressoia e dal fido compagno di lotta Colonnello Alessio Trecchiodi.

Se per i pragmatici le questioni da risolvere sono strutturali, e la via maestra è costituita da mirati interventi di ammodernamento, che marcino di pari passo con importanti interventi amministrativi e burocratici, per i liberi pensatori la strada maestra è quella del progetto in grande stile, a qualsiasi costo poiché è “il prezzo del progresso”.

In particolare Fressoia è tornato di nuovo sul tema del “Tram Treno” quale panacea dei mali e delle mancanze nel sistema del trasporto perugino. Snocciolando dati inerenti agli errori del presente e del passato, il presidente di Italia Nostra ha illustrato il progetto del “Tram Treno” e come apparirebbe l’opera una volta ultimata dopo almeno tre anni di lavori su tutta la viabilità cittadina e almeno 220 o 250 milioni di euro di investimento necessari per realizzare i 3,7 km del tracciato cittadino tramviario di Perugia. Fressoia ha poi messo al centro del mirino il progetto del Metrobus, proponendo anche lungo la direttrice da Capanne a Fontivegge il Tram Treno quale alternativa all’autobus veloce con corsie dedicate.

Sul versante opposto i pragmatici Fagioli e Brozzi si sono spesi nell’analisi dei servizi ed in quella delle carenze strutturali. L’ing. Fagioli ha ricordato che la ex Fcu fino a tempi non sospetti non era affatto la ferrovia decadente che appare oggi, ma un concentrato di tecnologia e servizi che rivaleggiava anche con quello delle Ferrovie dello Stato. Ha poi ricordato che ad oggi è necessario velocizzare la circolazione, non solo sulla ex Fcu, per rendere attraente il vettore su ferro e quindi riuscire a predisporre appetibili coincidenze presso gli scali di collegamento strategico sia della regione Umbria, che con Firenze e Roma.

Dello stesso tenore l’ex presidente della Fcu Vannio Brozzi, il quale ha ricordato la “scellerata” decisione che portò alla nascita di Umbria Mobilità e al conseguente avvio del processo di decadenza che porterà alla chiusura della linea ferroviaria regionale. Brozzi ha elencato gli interventi eseguiti e mai entrati in funzione (raddoppio Terni – Cesi, elettrificazione, ecc…) che avrebbero innalzato gli standard qualitativi e di gradimento del servizio se fossero stati messi in opera una volta completati. Brozzi ha posto l’accento anche sulla questione delle infrastrutture dando seguito all’intervento di Fagioli, andando però a ragionare su una rete umbra sul modello di una grande metropolitana regionale la cui fruizione e competitività è legata al conseguimento di alcune opere infrastrutturali di potenziamento mai realizzate fin ora, e neanche prese mai seriamente in considerazione dalla politica umbra fino ad oggi. Per Brozzi in particolare la necessità strategica di una Metropolitana di offrire un servizio cadenzato ogni 15 minuti è vincolata in particolare alla completa modifica del piano di binari della stazione di Ponte San Giovanni e alla costruzione di nuove fermate con binario di incrocio lungo la direttrice tra Perugia e Bastia Umbra. Di fatto l’ex direttore della Fcu ha chiesto che la “cura del ferro” diventi più che uno slogan dei vari piani di trasporto regionale.

Fuori dal coro si sono posizionati il professor Covino e l’ing. Naldini. Per il professor Covino sarebbe necessario chiarirsi se “la ferrovia esista o meno”. Il docente universitario, dopo aver illustrato le vicende storiche ed economico – politiche della ex Fcu, ha infatti chiesto di prendere una posizione chiara in merito alla perpetuazione di quest’opera, procedendo celermente alla sua ricostruzione funzionale o al suo smantellamento definitivo. L’ingegner Naldini invece ha aperto al Tram Treno quale possibilità per il futuro. Dato che tale mezzo attualmente non esiste in quanto “non esiste ad oggi un mezzo a norma di legge che possa avere le caratteristiche di flessibilità e leggerezza di un tram unito alla robustezza di un treno, con ovvi rischi per la sicurezza dei sui passeggeri”; Naldini ha proposto l’isolamento della tratta nord della ex Fcu onde trasformarla in una veloce metro tramvia percorsa solo da materiale tramviario veloce. “Avremmo meno usura del binario, minori costi di gestione ed una maggior attrattiva sui passeggeri” – ha spiegato il mobility manager del comune di Perugia. Ovviamente la previsione dell’ing. Naldini ha incluso la possibilità di uno “sfondamento” urbano a Perugia creando di fatto una rete tramviaria cittadina collegata ad una extra urbana. L’opera verrebbe resa possibile solo dal ripensamento del piano di binari della stazione di Ponte San Giovanni che, al contrario di quanto proposto da Vannio Brozzi, andrebbe alleggerito di tutti gli scambi di collegamento tra la ex Fcu e la rete nazionale. Tuttavia lo stesso mobility manager del comune di Perugia ha spiegato che anche in questo caso si tratterebbe di investimenti non indifferenti.

Al netto delle varie differenze di vedute e proposte, una conclusione ha messo d’accordo tutti gli intervenuti: “aver unito ferro e gomma in unica gestione è stata una rovina”.

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Questo il riassunto, breve ed essenziale, del seminario odierno. Nella prossima uscita della rubrica procederemo con l’analisi delle varie posizioni emerse in questo riassunto passando “ai raggi x” le visioni espresse dai singoli protagonisti.

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