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Lo storico Gian Biagio Furiozzi scrive al sindaco di Perugia. Quel fascio va tolto in applicazione di una legge dello Stato

“Per dissociarsi c'è un solo modo: applicare la Legge Mancino e coprire quel simbolo con la calce viva”

Lo storico Gian Biagio Furiozzi scrive al Sindaco di Perugia. “Quel fascio va tolto in applicazione di una legge dello Stato”.

Scrive il noto storico in una lettera aperta al sindaco Romizi.

“Dopo la Lapide di Piazza Italia, contenente un clamoroso errore circa la data della proclamazione del Regno d'Italia (e che il Comune non ha ancora provveduto a far correggere), un'altra grana è venuta allo scoperto (è il caso di dire). Parlo del rinvenimento di un Fascio littorio, dipinto a fianco del Grifo, simbolo della città, negli storici locali del Mercato Coperto”.

Incertezza della politica e della società perugina sul che fare.

“Tutti a chiedersi: toglierlo o lasciarlo? Ebbene, la risposta è semplice: esso va tolto senza discussione. Perché, in base alla Legge Mancino del 1993, art.2, è vietato l'utilizzo, la diffusione e l'esposizione di simboli che incitano all'odio razziale, etnico o nazionale”.

I presupposti giuridici.

Questa disposizione si colloca sulla scia della XII disposizione transitoria della Costituzione sul divieto di ricostituzione del Partito fascista, sotto qualsiasi forma, la Legge Scelba del 1952 che la applica e la Legge 13 ottobre 1975 che ratifica la Convenzione internazionale in materia di odio razziale, etnico e religioso”.

Furiozzi prosegue esponendo le motivazioni.

“Il fascio littorio va tolto anche per evitare che i visitatori italiani e stranieri, più o meno nostalgici, vengano a farsi delle foto sotto di esso, moltiplicando il clamore della cosa e il disdoro per la città democratica di Perugia”.

Perugia “capitale del fascismo”.

“È pur vero che Mussolini definì Perugia ‘Capitale del fascismo’, essendo partita da qui la Marcia su Roma, ma non è il caso di perpetuare l'immagine legata a un avvenimento così poco commendevole”.

All’estero cos’hanno fatto?

“Ce la immaginiamo una bella svastica nazista, disegnata sul Municipio di Monaco o di Stoccarda? I tedeschi hanno fatto i conti con la propria storia. Molti Italiani, evidentemente, ancora no”.

La targa “esplicativa”, proposta da qualcuno, equivale a una toppa peggiore del buco.

“Aggiungo una riflessione conclusiva: ogni targhetta che fosse apposta al di sotto di questo simbolo fascista (come proposto da qualcuno) non farebbe che peggiorare le cose. A cosa servirebbe? A dire che l'Amministrazione perugina si dissocia da esso?”.

Conclusione ineccepibile.

“Per dissociarsi c'è un solo modo: applicare la Legge Mancino e coprire quel simbolo con la calce viva”.

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