Domenica, 26 Settembre 2021
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PERUGINERIE Fasci perduti, rimossi e… scalpellati fra i travertini della Vetusta

Dopo le recenti polemiche sul restauro del simbolo del fascio al Mercato Coperto, sorge lo stimolo, agli amanti della città, per una (non) nostalgica, ma storica, rassegna

Alla ricerca dei fasci perduti e… conservati fra i travertini della Vetusta. Dopo le recenti polemiche sul restauro del simbolo del fascio al Mercato Coperto, sorge lo stimolo, agli amanti della città, per una (non) nostalgica, ma storica, rassegna.

In città, di fasci ve ne sono (o ve ne sono stati) a iosa. Specialmente in certi distretti, come, ad esempio, via Pinturicchio.

Qui, nell’ex convento di San Tommaso, dove è attualmente ospitata la media Ugo Foscolo, stava un tempo il Circolo del Barillaro (dedicato a tal Arturo Barillaro, aviatore fascista, perito nella Guerra di Spagna del 1936). Ne ho parlato diffusamente in qualche mio libro, come la bio di Benito (nome omen) Vicini, cantante e pittore, danzatore e performer. E anche nella bio di fra’ Giacomo Paris, nato poco sotto, vicino all’Arco dei Tei.

Il luogo (che comprendeva un bel giardino urbano) era destinato ad attività sportivo-ludico- ricreative. C’era un salone da ballo, una zona di ascolto-radio, uno spazio per il gioco delle carte e del biliardo, una specie di palestra di pugilato, un settore dopolavoristico, una biblioteca. Me ne parlò il senatore Lello Rossi che aveva abitato lì vicino, all’inizio di corso Bersaglieri, nella casa dove abitai io stesso, conoscendo i suoi genitori, la sòra Maria, sarta, e l sòr Romeo, fabbro.

Qui vicino, al civico 68, ebbe sede l’Unpa (Unione Nazionale Protezione Antiaerea), per addestrare la popolazione ai comportamenti di “protezione antiaerea” durante la guerra. Tanto che lo stesso Circolo del Barillaro veniva anche chiamato Unpetta.

Vi ebbe sede anche l’ONMI (Opera nazionale Maternità e infanzia), e la Casa della madre e del Bambino (si legge ancora la scritta a rilievo), un Ente creato per assecondare la campagna demografica del duce. Vi si svolgevano visite specialistiche pediatriche e ginecologiche per i non abbienti. Oltre alla distribuzione gratuita di latte in polvere e alimenti per l’infanzia.

Ora la scritta è coperta dall’opera provvisionale “provvisoria” ormai da qualche anno (legata alla caduta di pezzi d’intonaco e sottotetto). Ma la foto in pagina, da me scattata prima dell’attuale “protezione”, mostra lo stato miserevole di quella scritta. Oltre che la scalpellatura, e contestuale rimozione, del fascio.

E il fascio dove sta? Sta, o meglio “stava”, sotto la scritta.

Che fine ha fatto? Come ci ricorda l’ex presidente dell’Antica Società del Gotto, Giuliano Antonielli, fu scalpellato. Infatti, all’interno della struttura c’era il Movimento Giovanile Comunista e poi la sezione “Primo Ciabatti” del Partito Comunista. Rammenta Giuliano: “Mio babbo Luigi, tappezziere, socio di Angelo Spinelli, aveva bottega proprio lì davanti e ricordo che il simbolo del fascio venne rimosso a colpi di martello”. Per cancellare perfino il ricordo di quello che era stato. Memoria testimoniata dai tanti (sopravvissuti o, per lo più, deceduti) “Benito”, fra i quali (Be)Nito Vicini, che menzionava di aver frequentato quel luogo. Anche in occasione della consegna dei pacchi della Befana. Fascista anche lei.

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