Martedì, 19 Ottobre 2021
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Un prezioso cimelio della fabbrica del cioccolato Perugina conservato alla scuola Comparozzi di Madonna Alta

C’era una volta la Perugina, a Fontivegge. Ne resta solo la ciminiera, affiancata dalle architetture (incompiute) dell’archistar Rossi, eseguite dalla Del Favero Costruzioni. Sorte analoga – quella di mantenere memoria di fabbriche in città – è toccata alla ciminiera delle Fornaci di San Marco e a quella delle ceramiche La Salamandra in San Francesco delle Donne. Eppure c’è in città un altro cimelio, di cui i perugini non sanno nulla. Sono debitore di questa scoperta all’amico Cesare Barbanera, della Società di Mutuo Soccorso, attento osservatore della città. “Quando la fabbrica di Fontivegge venne demolita – racconta Barbanera che ne fu dipendente – ci fu chi pensò bene di salvare dalle macerie quell’orologio che aveva scandito per decenni entrate e uscite delle maestranze”.

Chi fu, in questo caso, il defensor civitatis? Manco a dirlo: l’immarcescibile direttore Giacomo Santucci. Il quale prese carta e penna, scrisse a chi di dovere e ricevette in dono quel prezioso cimelio. Prezioso non per il valore venale dell’oggetto, ma per la sua significativa st Ebbene, dove lo fece mettere, Santucci, quell’orologio? Ma, naturalmente, in una “sua” scuola: esattamente alla scuola Comparozzi di Madonna Alta, dove tuttora si trova, sebbene oscurato da due sempreverdi invasivi. L’Inviato Cittadino, avuta la notizia, si è fiondato in loco e ha chiesto lumi a una docente della soprastante Pascoli. La signora è letteralmente caduta dalle nuvole. Non sapeva nulla di orologi e di Perugina.

Ebbene: quell’orologio è lì (foto in pagina), sebbene bloccato alle ore 18:30 di un giorno e un anno imprecisato. Che fare? Utilizzando la formula dell’Art Bonus (bastano poche decine di euro), va smontato e conferito nel laboratorio dell’orologiaio Pazzaglia di piazza Ansidei per la riparazione. Ma quale il senso della collocazione in quel luogo di formazione? Conoscendo Santucci, ho motivo di credere che intendesse conservarlo a beneficio della storia cittadina, per salvare il filo rosso che lega le generazioni.

E sono toccanti le parole che ho sentito da Cesare Barbanera: “Quell’orologio ha scandito i turni di lavoro e la vita di tante persone, operai e impiegati della Perugina. È bello che continui a svolgere la sua funzione a favore dei bambini che entrano ed escono dalla scuola. Perché di quella fabbrica non si perda memoria”.
Resta da compiere un piccolo sforzo: farlo sistemare. E, soprattutto, mettere una targa, un’indicazione del tipo “Orologio che stava all’ingresso della fabbrica Perugina a Fontivegge”. 

E, magari, raccomandare agli insegnanti di quel plesso che lo dicano ai bambini. “I vostri bisnonni e nonni guardavano questo orologio prima di iniziare il turno. Quando la Perugina fabbricava il cioccolato a Fontivegge, poco lontano da qui”. Ho parlato della questione con la consigliera Lorena Pittola, delegata per l’Art Bonus. Conoscendola, e stimandola, confido che possa dar seguito alla proposta.

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