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Eurochocolate 2018, il capolavoro è riuscito: da quel cubo di cioccolato spunta la tomba etrusca del Bacio

I tre moschettieri dell’ascia e dello scalpello (Marco Mariucci, Stefano Chiacchella, Massimiliano Gradinetta), esponenti di punta della docenza del liceo artistico “Bernardino di Betto” (dirigente Francesca Cencetti), hanno fatto il miracolo

Avevano fatto una promessa e l’hanno mantenuta. Un’impresa “ch’era follia sperar”. Hanno realizzato un capolavoro che dovrebbe figurare al Museo Archeologico dell’Umbria, accanto all’originale. Un metro cubo di durissimo cioccolato “da scultura” diventa un manufatto d’arte da “mangiare con gli occhi”. I tre moschettieri dell’ascia e dello scalpello (Marco Mariucci, Stefano Chiacchella, Massimiliano Gradinetta), esponenti di punta della docenza del liceo artistico “Bernardino di Betto” (dirigente Francesca Cencetti), hanno fatto il miracolo. 

Un sopralluogo, effettuato dall’Inviato Cittadino intorno alle 11, lasciava presagire poco di buono: eravamo ancora al “caro amico”, coi tre ardimentosi impegnati a prendere le misure, e a picchiare d’ascia e di sgrosso. Ma non c’era ancora verso di vedere l’ombra di quella tomba del Bacio che si voleva effigiare. Abbiamo fatto il tifo, poiché conoscevamo la complessità del progetto al quale abbiamo personalmente collaborato, documentandolo su queste pagine fin dal suo ardito concepimento.

Poi, ora dopo ora, le insistenze di chi chiedeva frammenti di cioccolato si sono ridotte e gli sguardi degli avidi di cioccolato si sono trasformati in esclamazioni di ammirazione. Il coperchio della celebre urna prendeva forma e, tutt’intorno, nelle quattro facce del cubo, si vergavano le scritte celebrative del 25esimo compleanno di Eurochocolate. Una scritta in lingua inglese, una in latino. Ma anche – novità assoluta – la versione identitaria del Dónca, che spruzza peruginità e pulsione identitaria.

In omaggio all’originale conservato al Manu, e come atto di formale ringraziamento alla cortese consulenza della direttrice Luana Cenciaioli, non poteva mancare la scritta in lingua etrusca. Scritta (Mirasna = Io sono etrusco) che declama orgogliosamente un’appartenenza che si dilata nel tempo e nello spazio, coniugando in felice sintesi i secoli e gli affetti.

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