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L'archeologo Francesco Roncalli presenta gli Atti del Convegno di Velimna sulle Città gemellate e le ultime scoperte

Lo studioso è stato accolto dalla neo direttrice del Manu, Maria Angela Turchetti, introdotto da Luana Cenciaioli e Agnese Massi Secondari

Il grande archeologo Francesco Roncalli, già docente all’Università di Perugia, presenta gli Atti del Convegno di Velimna sulle Città gemellate e le ultime scoperte.

Accolto dalla neo direttrice del Manu, Maria Angela Turchetti, introdotto da Luana Cenciaioli e Agnese Massi Secondari (che si presero cura dell’organizzazione), Roncalli presenta a volo d’angelo le interessanti relazioni tenute nel convegno del 2019, organizzato dalla Pro Ponte di Antonello Palmerini in sinergia col Mibact, con la Direzione regionale Musei Umbria, con lo Studium perusinum e il Manu.

Quanto ai contatti con altre città, si ricordano i gemellaggi con città etrusche ed umbre come Chiusi, Cortona, Tarquinia, Montalto, Canino, Cerveteri, Viterbo, Pitigliano, Castiglione della Pescaia, Gubbio.

Più che ripresentare relazioni, Roncalli sceglie di “avviare un discorso per rendere divulgabile la ricerca”. Inizia subito con lo smontare la definizione degli Etruschi come “popolo fascinoso e misterioso”, già fortemente contrastata da Massimo Pallottino. “Fascinoso certo, ma il luogo comune del mistero è ormai una banalità”, osserva. Non senza una punta di polemica verso modalità espositive oggi di moda, ossia la tendenza a proporre “musei parlanti”, che definisce ironicamente “ciarlieri”: vale a dire cartellonistica e diegesi che “soffocano la domanda con risposte precostituite”. Insomma: se sono superate quelle vetrine ottocentesche scure, anonime e polverose, non sono meno demotivanti quelle oggi di moda che “pretendono di dire troppo”. Cominciamo bene!

Roncalli è molto meno critico verso le relazioni. Mostra interesse verso il Museo di Murlo e del suo Festival Bluetrusco confessando di non saperne molto (anche i grandi mostrano qualche lacuna!).

Si sofferma quindi con attenzione sulla relazione di Claudio Bizzarri relativa al sottosuolo di Orvieto e sul caso della cavità di via Ripa Medici. Interesse principalmente determinato dalle cosiddette “piramidi etrusche”, ossia cavità a forma di tronco piramidale, ricavate nel tufo in prossimità di Porta Romana.

Particolare interessamento Roncalli mostra per lo studio di Maria Angela Turchetti sul nome etrusco di Chiusi, quale emerge dalla mostra “(Ri) scrivere il Passato”. Qui si sofferma su un vaso a vernice nera, databile al III-II secolo a. C., che racconta di un dono votivo a Nume tutelare. La scritta (superando le “autopresentazioni” di oggetti) presumibilmente recita “Questa è la tazza di Chiusi”, in cui potrebbero rintracciarsi riferimenti a divinità chiusine. Questioni anche di lettura sulle quali Roncalli si muove come un pesce nell’acqua.

Pubblico numeroso e interessato. Presente anche la dottoressa Maria Eugenia Feruglio che ricordiamo fin dai tempi della scoperta della tomba dei Cutu in via Madonna del Riccio, al Toppo di Monteluce.

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