INVIATO CITTADINO L'artista perugino che miete successi in Germania

Si tratta di Enrico Scotta, nato a Perugia nel 1949. Ha studiato disegno, pittura e ceramica presso l'Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e, successivamente, si è qualificato anche come restauratore

Un artista perugino, da oltre vent’anni nella patria di Goethe, vive e prospera fra l’apprezzamento generale di galleristi e utenti. Si tratta di Enrico Scotta, nato a Perugia nel 1949. Ha studiato disegno, pittura e ceramica presso l'Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e, successivamente, si è qualificato anche come restauratore. Si esprime con molti e qualificati registri, dalla pittura alla scultura: attitudine di cui offriamo in pagina una strepitosa fusione in bronzo.

Ha realizzato progetti artistici in Italia, Germania, Brasile e nei Paesi Bassi, proponendosi in numerose mostre personali. Ampio consenso, accreditato da premi internazionali. Citiamo qui il premio della Regina Beatrice dei Paesi Bassi e il Trofeo Super Cap Ouro a San Paolo del Brasile. Enrico Scotta vive e lavora a Radebeul (Germania) dal 1998. Ma conserva nel cuore un tenace attaccamento alla città del Grifo, dove mantiene affetti e amicizie.

Attualmente mi piace segnalare la sua bella mostra “Expulsio–Quo vadis?”,
ispirato alla “Divina Commedia”.

Enrico – in questa raffinata esposizione – ci conduce per mano attraverso i tre Regni con rara efficacia. A differenza di Dante, guidato dal “duca” Virgilio attraverso l’Inferno, il Purgatorio e, infine, indirizzato verso il Paradiso, il visitatore entra in mostra incrociando prima il Paradiso da cui si è auto espulso (come non pensare al “Paradiso perduto” di Milton?) per poi incontrare gli orrori dell’Inferno.

Scotta effigia il suo Paradiso come un supremo esempio di cosmo perfetto, mitico e senza tempo. Tutte le opere riferite a quel luogo di gioia raffigurano la femminilità e l’originaria forza generativa, luminosa e numinosa.

L’Inferno in cui l’artista ci conduce successivamente è invece un mondo sconvolto, troppo simile a quello in cui la distruzione irresponsabile della natura e la violazione delle leggi di supremo equilibrio costituiscono la vera fonte di sofferenza.

Dal confronto fa l’entità paradisiaca e quella infernale emerge la necessità di una riflessione sul mondo e su noi stessi, sulla direzione che intendiamo intraprendere, sul destino che si profila all’orizzonte. Il quesito teleologico consiste dunque nel trovare una risposta coerente alla domanda di ordine universale: Quo vadis?

Che è poi la domanda di Pietro al Signore. La risposta del Salvatore fu “Romam, ut iterum crucifigar“ (A Roma, per essere di nuovo crocifisso).

L’intento dell’artista è proprio quello di invitare l’uomo a non distruggersi con le proprie mani.

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Contrastando l’Inferno che è fuori e dentro di noi. E che, dissennatamente, siamo i primi a volere.

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