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La professoressa Francisci (seconda da dx)

La professoressa Francisci (seconda da dx)

Emergenza coronavirus, Francisci: "Situazione molto difficile, alziamo la guardia per invertire questa tendenza"

Variante brasiliana e inglese, reparti in sofferenza, allerta massima per i cluster ospedalieri. La direttrice di Malattie infettive: "Le misure restrittive ci dovrebbero aiutare. Teniamo duro due settimane"

Un’onda che non si arresta per il momento. Un’anomalia nazionale, l’Umbria. In controtendenza rispetto al resto d’Italia. Con i casi di contagio da coronavirus che continuano a crescere, in maniera nettamente diversa tra la provincia di Perugia e quella di Terni, e la diffusione delle varianti, inglese e brasiliana, che sono da giorni, una delle ragioni per cui l’allerta in regione è tornata massima. La situazione è complessa e difficile, in particolare per gli incrementi che, nello specifico nel Perugino, si sono e si continuano a registrare. Cifre che descrivono un “deciso incremento” nel numero dei positivi, dei ricoveri e dell’occupazione dei posti letto a disposizione, e dei pazienti ricoverati in terapia intensiva.

La terza ondata, legata come detto alle due varianti individuate dagli esperti in Umbria, si può far risalire a una data precisa. “All’inizio del mese di febbraio – ricorda la professoressa Daniela Francisci, direttrice della struttura complessa di Malattie infettive al Santa Maria della Misericordia di Perugia – abbiamo ricevuto la risposta dall’Istituto superiore di sanità su alcuni tamponi naso faringei inviati per i periodici controlli l'8 gennaio, in particolare quelli effettuati su due pazienti ottantenni ricoverati. Sono risultati positivi alla variante brasiliana. Non avevano avuto contatti sospetti, non avevano viaggiato, non erano, per capire, tornati dal Brasile. Uno è purtroppo deceduto. Dopo questo risultato, abbiamo inviato 44 campioni mirati che ci hanno dato la conferma che temevamo”.

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Come reso noto anche dalla presidente della Regione, Tesei, quei tamponi avevano evidenziato 12 casi di variante brasiliana, 18 di variante inglese. “Nel primo caso – ricorda ancora Francisci – i casi erano riconducibili a cluster ospedalieri, nel secondo i positivi arrivano dal territorio. Evidenze che ci hanno permesso di darci un orizzonte, ma l’origine di questi contagi è piuttosto difficile da ricostruire. Ci stiamo lavorando ma essendo in circolazione da diverso tempo, l’impresa è piuttosto complessa”.

“Evidentemente – sottolinea - la situazione dell’ospedale è preoccupante, 70 tra medici, infermieri, operatori contagiati rappresenta una ulteriore difficoltà alla struttura con il rischio di mettere in discussione la piena attività di interi reparti”.

Fondamentale aver individuato le due varianti certamente, ma a guardare i numeri e la situazione c’è da stare più che in guardia. “Abbiamo alzato le barricate il più possibile. Dobbiamo continuare a tenere duro con tutte le criticità che si evidenziano. Quando passerà? Se guardiamo le proiezioni, siamo ancora in fase di crescita della diffusione del virus. Per questo le misure stringenti adottate sono importanti, ci dovrebbero consentire di ridurre la pressione sui reparti ospedalieri e contenere la diffusione delle varianti nelle regioni limitrofe. Per vedere gli effetti dovremo aspettare due settimane almeno”.

E i vaccini? “Per quanto riguarda la variante inglese – conferma la professoressa Francisci – non sembrano esserci particolari effetti sull’efficacia del siero, mentre per quella brasiliana l’efficacia sembra ridursi”. La campagna vaccinale prosegue, al via quella per gli over 80. Intanto si continua a tenere duro. “È importante che ognuno di noi continui, anzi rafforzi le precauzioni che da oltre un anno ripetiamo: distanziamento prima di tutto, mascherine e pulizia delle mani. La guardia deve essere sempre ala. La situazione è molto difficile”.

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