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Dov’è finita l’edicola di via Calderini? Eccola posizionata, pronta ad accogliere pensieri

La foto del manufatto nella cima di Col Brancaleone di Gubbio

Dov’è finita l’edicola di via Calderini? Eccola posizionata, “pronta ad accogliere pensieri”.

Questa la battuta che accompagna la foto dell’edicola, piazzata nella cima di Col Brancaleone di Gubbio. Ce la invia il principe dei restauratori, il noto Gustavo Sanchirico, con bottega al Borgo d’Oro.

Oltre che Maestro nell’arte del restauro del legno (suoi gli interventi sul portone del Bastoni nella cattedrale e sui portoni delle principali chiese e oratori perugini) Guastavo è anche artista del ferro, scrittore e poeta, originale performer. Personaggio irriverente, anche verso se stesso. Ne ricordiamo la performance in cui esercitò l’arte della combustione e distruzione ai danni di una sua opera, mandata in fumo sulle scale della Sala dei Notari (Gustavo Sanchirico performance); (Performance Gustavo Sanchirico). O anche provocatorie performances come "Incontro con l'Eretico Giordano Bruno" ["Incontro con l'Eretico Giordano Bruno" - Gustavo Sanchirico].

Un personaggio, dunque, provocatorio e divergente, ma anche capace di colpi di coda poetici, di generoso impegno politico e sociale. Spiazzante, anche verso se stesso.

Racconta Sanchirico: “Ho messo l’edicola sopra Montelovesco, sulla strada per andare a Castiglion Aldobrando, come monito per celebrare malinconicamente la ‘mortalità delle edicole’. Cosa che per me significa oltraggio alla cultura popolare”.

Riferisce: “Dall’edicola ho imparato a leggere. Poi, da grande, la mia fame di conoscenza si appagava con la lettura dei quotidiani e periodici italiani e stranieri”.

Precisa: “Ad esempio, da Giordano trovavo Der Spiegel, fonte primaria d’informazione per il mondo di lingua tedesca che mi interessa parecchio”.

Insomma, perché hai speso soldi per portare lì quel manufatto?

“Quell’edicola l’ho salvata. Come simbolo di valore, di emancipazione dal pregiudizio e dall’ignoranza. Mi è costato, ma sono cosciente e orgoglioso di aver compiuto un gesto simbolico e generoso, verso la gente, verso la poesia e il pensiero divergente”.

Che ne farai?

“Non è più mia, ma di tutti. Chiunque, lungo quel percorso, voglia fermarsi a pensare e scrivere solo due parole, un verso, una riflessione su se stesso o sull’avventura esistenziale, troverà questo luogo di accoglienza”.

La si potrebbe definire “l’edicola delle gente”?

“Scrivi pure: del popolo”.

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