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Lunedì, 6 Febbraio 2023
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VISTI PER VOI Storie di tradimenti e ipocrisia, vezzi, vizi e interessate complicità

Una società malata, una vicenda dei nostri giorni. “Dulan, la sposa” è la pièce che mette in scena dei temi/problemi/archetipi contemporanei, come lo straniero, il macho, la condizione della donna

Storie di tradimenti e ipocrisia, vezzi, vizi e interessate complicità. Una società malata, una vicenda dei nostri giorni.

“Dulan, la sposa” è la pièce che mette in scena dei temi/problemi/archetipi contemporanei, come lo straniero, il macho, la condizione della donna.

Un noir che si dipana tra le pareti di un appartamento. Dove una coppia NON scoppia. Perché presa dal gioco di falsità. Quando si sa e non si dice, perché è più comodo non dire. Giungendo ad inverare l’assurdo per cui il massimo dell’amore è quello che porta a condividere un segreto radicato nell’omicidio.

Il lavoro, scritto da Melania Mazzucco, ha origine radiofonica, avendo conseguito un premio di rango al 53° Prix Italia come miglior radiodramma dell’anno.

Lo ha messo in scena Valerio Binasco, che lo interpreta (nel ruolo di un anonimo e paradigmatico LUI), insieme a Mariangela Granelli (la Sposa) e Cristina Parku (la Ragazza).

La coppia dei neosposi, in apertura, introduce (all’insaputa dello spettatore) in medias res. Quando, insomma, il fattaccio è avvenuto. Ovvero l’omicidio è stato consumato.

La scena si ripete nel finale, quando si gioca ancora a fingere al “io so/che tu sai/che io so”… ma non ci piace riconoscerlo. Meglio mettere la polvere sotto il tappeto. E fingere di “vivere felici e contenti”.

Questo, all’osso, il filo rosso del racconto. Ma i temi e i problemi, i sottotesti di natura storica e antropologica si offrono alla riflessione in un ampio ventaglio. Colonizzazione economica e condizione femminile nel terzo mondo, ma anche nel primo. Psicologia che non smargina nello psicologismo di moda, ma che interroga sul presente, sui comportamenti corrivi e correnti.

Una panoramica ampia e approfondita delle questioni compare nel Quaderno numero 21 del Teatro Stabile di Torino. In cui è interessante leggere l’intervista a Binasco (di Lorenzo Pavolini) dal titolo “Nei luoghi oscuri”. A seguire le Note della Mazzucco sul tema “Io sono l’Altrove”. Donne il cui destino pare irrimediabilmente segnato dalla condizione di ingiusta minorità.

Il tema del consumo sessuale è particolarmente marcato, in una dimensione anaffettiva. Un rapporto povero di erotismo, espressione di prepotere e arroganza, consumato, divorato, maldigerito, non gioioso e vitale, non Eros e Thanatos, ma mortifero, esplicito perché voracemente vuoto, torbido, lutulento.

Uno spettacolo che certamente diverte. Ma che ci interroga, implacabilmente, per capire da che parte stiamo.

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