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Punto di ristoro e di incontro, la mensa San Lorenzo non si è fermata neppure durante il Coronavirus

Nella solennità del patrono l'opera segno della diocesi e del Comune diventano un'occasione importante per riflettere sulla carità

La solennità di San Lorenzo a Perugia è anche un momento importante per riflettere sulla carità, ricordando la testimonianza evangelica del santo titolare della cattedrale che si adoperava per i poveri di Roma.

Non è un caso che sia stato intitolato a San Lorenzo il “Punto ristoro sociale Comune-Caritas“ di Perugia, più comunemente conosciuto come la “Mensa S. Lorenzo” ubicata nell’antico oratorio del Carmine, in centro storico. Questa mensa è attiva dal 2008, coordinata dall’assistente sociale Stella Cerasa, dove, dal lunedì al sabato, 70 persone in difficoltà (soprattutto anziane e sole) trovano ristoro e calore umano sentendosi come in famiglia. Anche nel giorno di San Lorenzo la mensa sarà aperta all’ora di pranzo, animata da volontari e operatori Caritas, una delle opere segno della Chiesa diocesana espressione di collaborazione concreta, in ambito sociale, tra Istituzioni civili e religiose del capoluogo umbro.

Un luogo che ha continuato ad ospitare che aveva bisogno anche durante l’emergenza sanitaria, quando il numero dei fruitori non è diminuito ed è stato potenziato il servizio a domicilio, come aveva spiegato la responsabile della Mensa, l’assistente sociale Stella Cerasa: “Tra le persone che usufruiscono di questo servizio, segnalate anche dai Servizi sociali del Comune, ci sono diversi anziani con patologie che non consentono loro di uscire di casa in questo momento. Abbiamo segnalato i loro casi agli uffici comunali che hanno subito provveduto a portargli il pasto caldo a domicilio. Queste persone ci hanno ringraziato e restiamo in contatto con loro per qualsiasi necessità che vada oltre il nostro servizio”.

Con il passare del tempo la “Mensa San Lorenzo” è diventata anche un punto di aggregazione e di riferimento per l’intero quartiere. “Il Carmine e la Mensa si sono rivitalizzati a vicenda. Ci sono persone che si affacciano dalle finestre per dirci: ‘Benarrivati oggi!’ e ‘Arrivederci a domani!’ - dice Cerasa – Rispettiamo le regole che ci vengono date, evitando sovraffollamento a tavola. Non pranziamo più tutti insieme come facevamo prima dell’emergenza sanitaria, ma scaglionati. Cerchiamo solo di fare comunitariamente, mantenendo sempre le distanze, una preghiera interreligiosa essendo di diverse fedi. Ci accomuna un unico Dio al quale affidiamo la protezione delle persone a noi care e dei nostri Paesi”.

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