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Detto tra noi. Una storia infinita che ci diffama… ma non ci rappresenta. Parla Valerio De Cesaris, rettore di Palazzo Gallenga e noi lo raccontiamo

Detto tra noi. Una storia infinita che ci diffama… ma non ci rappresenta. Parla Valerio De Cesaris, rettore di Palazzo Gallenga. Uno sfogo, in privato colloquio con l’Inviato Cittadino. Che sceglie di renderlo pubblico per amore di verità e per tutelare l’onore e la dignità di una meritoria Istituzione formativa. 

È un duro fardello da portare sulle spalle, quello che pesa sulla vicenda sotto inchiesta della magistratura. Cui spetta il compito di conoscere e giudicare. 

Certo è che la presente gestione, in termini didattici e scientifici, oltre che amministrativi, è altra cosa rispetto a quella sub iudice. Insomma: ci si chiama fuori. Come è giusto che sia. 

“Il fatto è – sottolinea il Rettore – che viene a ingenerarsi una confusione nociva all’Istituzione e a chi è oggi impegnato a tutelare e rigenerare la tradizionale e prestigiosa immagine della Stranieri”. 

Come mai? 

“Come sai, spesso l’informazione acquisita da parte di lettori frettolosi si riassume nella lettura del titolo… o poco più. Le vicende giudiziarie che sono tornate nei giorni scorsi sui giornali si riferiscono a cose vecchie, agli anni 2014-2018, per la questione della presunta truffa, e al 2020 per il caso Suarez. Però chi legge i titoli dei giornali può avere l’impressione che ci siano continuamente problemi nuovi”.

Allora, come stanno realmente le cose. Qual è lo stato dell’arte delle attività che state portando avanti?

“In realtà, stiamo lavorando molto per il rilancio dell’Ateneo e vediamo già alcuni buoni risultati. Ad esempio, sono molto aumentati gli studenti stranieri dei corsi di lingua e cultura italiana. Nel 2022 supereremo di molto non soltanto gli anni peggiori del covid (il 2020 e il 2021), ma anche i numeri del 2018 e 2019. È innegabile, quindi, che si tratta di un risultato davvero importante. Che però rischia di essere offuscato dal fatto che i giornali continuano a insistere sui problemi del passato”. 

Che fare? 

“Chiarire sempre sulla stampa, quando si parla di queste cose, che le inchieste giudiziarie si riferiscono a fatti del passato e coinvolgono poche persone. Non riguardano l’Università per Stranieri nel suo complesso, che anzi è indicata dagli inquirenti come parte offesa. Tante persone che lavorano nell’amministrazione dell’Ateneo, come anche tanti docenti, stanno vivendo con senso di responsabilità e impegno lo sforzo di rilanciare la Stranieri, che peraltro è un patrimonio della città di Perugia e dell’Umbria”.

Insomma, una certa informazione, peraltro mal recepita, rischia di nuocervi seriamente?

“Quando l’informazione è ambigua e lascia supporre che ci siano problemi nuovi, cosa che non corrisponde alla realtà, si danneggia l’immagine dell’Ateneo e si umilia il lavoro di quelle persone che fanno di tutto per uscire dall’impasse”. 

È d’altra parte innegabile il dinamismo e la qualità culturale che caratterizzano le iniziative, proposte dall’Unistra alla città e al mondo della cultura. Nel rispetto delle regole di etica, correttezza, rigore.  

Questo sentivamo di dire ai nostri lettori. In nome di un rapporto di reciproca fiducia. Unicuique suum.

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