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C’era una volta il parco di Montegrillo, ora è un deserto di squallore e degrado

La denuncia dello scrittore Francesco Curto: "Ci sono situazioni di assoluto pericolo, come i pozzetti dei pali dell’illuminazione sfondati con evidente rischio di folgorazione"

C’era una volta il parco di Montegrillo, ora è un deserto di squallore e degrado. Ci fu un tempo in cui quella struttura costituì il fiore all’occhiello di una conurbazione, nata per corrispondere ai bisogni abitativi di una città in espansione. Dall’anfiteatro ai giochi per bambini, dai pallai ai percorsi sportivi: tutto era motivo di soddisfazione e di socialità.

Poi l’abbandono. Ce ne parla, con accenti accorati, il poeta-scrittore Francesco Curto, residente di prossimità, utente e primo tutore di memorie socio-culturali del rione. La sua denuncia è precisa e passa in rassegna i punti dolenti, che ormai non si contano ed eccedono di gran lunga i pregi, svaniti come nebbia al sole.

Da ultimo tutto si aggrava, in omaggio al principio “motus in fine velocior”.

Curto correda la segnalazione con foto che non hanno bisogno di commento: un muretto franato, giochi inutilizzabili, sporcizia dappertutto con cestini stracolmi che nessuno svuota.

Ci dice: “Situazioni di assoluto pericolo, come i pozzetti dei pali dell’illuminazione sfondati e punti di messa a terra aperti, con evidente rischio di folgorazione”.

Aggiunge: “La situazione non migliora se si scende nell’annessa zona verde sopra il Pam. Stessa precarietà, analoga sporcizia”.

Commenta, scandalizzato: “Pensi che dei rappresentanti di quartiere, portatori di riflessioni sul degrado, si sono sentiti rispondere di acquistare a proprie spese i giochi per bambini. Quasi si trattasse di una proprietà privata. Siamo ormai al fai da te. Il Comune ha rinunciato a manutenere. Mostra un assoluto e totale disinteresse”.

“E meno male – commenta riferendosi agli olivi – che per le piante ci sono dei privati cittadini i quali potano e asportano i materiali di risulta”.

Insomma, il Comune ha rinunciato ad occuparsi del parco, che fu fiore all’occhiello, con eventi nell’arena estiva e occasioni di incontro. Sembra dire “Non è affar mio”.

Si dice: “Da luogo attrattivo del quartiere, quel parco è divenuto la vergogna, l’esempio lampante di come, senza manutenzione, anche strutture belle e funzionali possano divenire rottami e palle al piede”.


 

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