Il coronavirus non ferma la comunità dell'orto sociale di San Pietro

Pubblichiamo l'intervento di David Grohmann, ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Ambientali dell'Università degli Studi di Perugia

L’Università di Perugia, pur essendo caratterizzata da un grande respiro internazionale, non ha mai tralasciato di coltivare il rapporto con il proprio territorio.

In questo filone di attività, recentemente ne è stata avviata una all’interno del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (DSA3), per la quale l’idea di “coltivare” non è solo metaforica, ma anche pratica. Infatti, questa attività è dedicata all’orticoltura urbana e alla propagazione delle piante. Lo scopo di questo progetto è quello di creare un’occasione di confronto e di crescita tra l’istituzione universitaria e tanti soggetti attivi sul territorio dalle scuole, alle associazioni di cittadini, fino alle attività del terzo settore, sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’importanza del verde urbano nel definire la qualità della vita nelle nostre città.

Nasce così, nella primavera del 2015, l’Orto Sociale di San Pietro, da non confondere con i vicini Orto Medievale e Orto Botanico, con i quali c’è comunque una stretta collaborazione. L’Orto Sociale nasce nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione delle aree esterne di pertinenza del DSA3, che occupano il terrapieno che va dall’area del poligono di tiro, fino al parcheggio interno del Dipartimento.

Questo progetto di manutenzione viene chiamato San Pietro Green Team e ha visto coinvolti, nei primi cinque anni di attività, circa una ventina di unità di personale docente, tecnico e amministrativo in una serie di attività manutentive che vanno dalla pulizia degli spazi, alla cura della vegetazione, dalla realizzazione di arredi da esterno, alla gestione dell’orto insieme a oltre 400 tra studenti universitari italiani e americani, ospiti dell’Umbra Institute, studenti delle vicine scuole elementari e medie, abitanti del quartiere e membri di varie associazioni di promozione sociale. 

Lo scopo del progetto è quello di fornire un luogo e una serie di attività che coinvolgano la popolazione locale e varie associazioni che lavorano con gruppi sociali sensibili nel lavorare insieme con gli studenti, i docenti e il personale dell'Università di Perugia in una sorta di laboratorio interdisciplinare a cielo aperto, in cui il trasferimento verticale delle conoscenze (dal docente allo studente) abbia la stessa dignità di quello orizzontale, che può avvenire quando si lavora in un gruppo molto eterogeneo per età, esperienze pregresse, conoscenze e abilità. La logica è quella che nella letteratura scientifica viene chiamata citizen science.

Nel fare ciò, il progetto ha consentito anche il recupero e l'adeguamento di un'area sotto utilizzata dell’antico complesso monumentale benedettino di San Pietro, uno dei più straordinari monumenti della città di Perugia, restituendola all’Università e alla città.

Le principali attività che si svolgono nell’ambito del progetto sono:

- la propagazione di materiale vegetale, tramite propagazione gamica e agamica (semi e talee), in serra;

- la coltivazione di piante ortive e arboree da frutto, sia in contenitore che in piena terra;

- la raccolta e la coltivazione di una collezione di piante arboree forestali in contenitore;

- la coltivazione di piante aromatiche;

- la realizzazione di arredi in legno riciclato e di contenitori per la coltivazione;

- la propagazione e la coltivazione di piante ornamentali erbacee e arbustive;

- la biotriturazione e compostaggio.

Il progetto si completa con un’area comune attrezzata con barbecue, tavoli e panche all'ombra di due antichi alberi di cachi e con un piccolo frutteto e un vigneto composto da 21 alberi tra mele, prugni, ciliegi e cachi e 20 piante di vite piantate su due filari.

L’orto nasce anche con l’obiettivo di superare la proverbiale definizione metaforica di orto, o orticello, come luogo della soggettività e della non condivisione (”badare al proprio orticello”, come sinonimo di farsi gli affari propri). L’Orto Sociale di san Pietro è un unico spazio indiviso, in cui tutti i partecipanti condividono il lavoro e i frutti dello stesso. Il livello di conflitto in questi cinque anni di attività è stato molto basso ed è stato più legato alla gestione degli spazi, che non alla suddivisione del raccolto.

Un altro importante obiettivo è quello di dare vita, all’interno del progetto generale, ad alcuni progetti di ricerca specifici, come ad esempio quello sull’utilizzo dei residui di potatura del verde urbano come materiale di partenza per la realizzazione di pannelli per la coibentazione degli edifici e quindi per favorire il risparmio energetico, che è stato recentemente pubblicato, e una serie di collaborazioni internazionali, come quella con la prestigiosa University of Washington di Seattle, negli Stati Uniti.

Inoltre, ora il progetto funziona come una sorta di "hub urbano" per altri progetti di agricoltura urbana locale ai quali fornisce servizi e supporto.

I partecipanti sono molto eterogenei:

• docenti e personale universitario

• studenti universitari

• studenti delle scuole elementari e medie del quartiere

• abitanti del quartiere

• bambini dell'asilo

• studenti universitari americani

• studenti dell’Università delle Tre Età

• un’associazione, Il Pellicano ONLUS, che si occupa di disturbi alimentari (anoressia, BED, ecc.) che ha sede nel quartiere, che anche grazie all’esperienza fatta insieme ha sviluppato anche un piccolo orto fuori terra nella propria struttura

• un’associazione, Fondazione La città del Sole ONLUS, nata per costruire percorsi di vita per persone con disabilità psichica e mentale, che sarebbero altrimenti a forte rischio di istituzionalizzazione e che ha da poco aperto una struttura di ristorazione nel quartiere “Numero Zero”.

Come cambia tutto questo nell’epoca del Coronavirus?

Naturalmente, in conformità con le disposizioni nazionali e regionali, le attività didattiche e aggregative sono state al momento sospese. Fortunatamente, Il personale tecnico e alcuni docenti coinvolti nel progetto, in particolare i Sig.ri Massimo Pilli e Francesco Prosperi del DSA3 e il Dott. Waldemar Potoczny docente dell’Unitre, hanno continuato a fornire la necessaria continuità, in quanto le piante che erano state seminate per l’orto primaverile ed estivo necessitavano di cure, ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza vigenti.

Inoltre, in questa situazione di emergenza si è potuto assistere a due interessanti fenomeni.

Da una parte c’è stato un rafforzamento delle relazioni online tra i vari partecipanti, che domandano giornalmente, su varie piattaforme, di essere aggiornati dai tecnici e dai docenti sui progressi fatti dalle piante e dal progetto nel suo insieme. Durante questo periodo di isolamento sono stati poi condivisi da parte loro lavori casalinghi di manutenzione del verde, con annesse discussioni tecniche, e utilizzi culinari delle varie piante.

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Dall’altra c’è stato un rafforzamento nella collaborazione tra i tecnici e i docenti coinvolti nella gestione quotidiana del progetto. In questo senso è stato esemplare l’impegno profuso da parte del docente dell’Università delle Tre Età (Unitre), il botanico e giardiniere Waldemar Potoczny, che ha permesso non solo di dare continuità al progetto, ma è stato anche in grado di propagare un numero notevole di piante che verranno poi donate ai suoi studenti e non solo, una volta finito il periodo di isolamento, per permettere a questa attività di superare le mura perimetrali di San Pietro e portare la propria benefica influenza a tutta la città. Il Dott. Potoczny ha anche elaborato alcuni disegni concettuali di progetto, allo scopo di mantenere vivo l’interesse e il coinvolgimento dei partecipanti, i quali si preparano a tornare al lavoro, non appena le condizioni lo permetteranno, per tradurre le suggestioni proposte in questi disegni in una reale trasformazione del nostro spazio di vita e di lavoro.

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