Coronavirus: "Io, le mie figlie, il contagio e ... la cattiveria", il racconto di una mamma alle prese con la quarantena

Solidarietà, empatia e "andrà tutto bene", ma al primo segnale vince la paura

Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo di una mamma, alle prese con la "cattiveria" suscitata dalla paura del contagio da Coronavirus. Non andrà tutto bene, la solidarietà non vince sull'egoismo. La paura fa emergere le parti meno nobili dell'animo umano. E' questo che racconta una mamma alle prese con il Covid19.

"Abbiamo passato mesi a dire che il Covid poteva essere un modo per riscoprire una nuova sensibilità – racconta Paola (nome di fantasia) – invece sta facendo venir fuori il peggio e lo sto vivendo sulla mia pelle e quella di Giulia e Emma (nomi di fantasia). Quando abbiamo avuto consapevolezza che la positività di un nostro familiare poteva avere creato problemi alle figlie con le quali era venuto a contatto, è scattato l’isolamento precauzionale in ottemperanza alle norme … ma anche l’ostracismo sociale".

A scuola si è generato subito l'allarmismo, con post (poi rimossi) su Facebook nei quali la figlia minore era accusata di avere causato la chiusura della sua classe e additata come untore.

"Attacchi che definisco di bullismo, maldicenze gratuite difficili da spiegare a ragazzine che comprendono bene la situazione e che da vittime di un virus subdolo, si trovano ad essere accusate. Già è difficile destreggiarsi tra le richieste di informazioni, dal medico di base alla asl, e le conseguenti procedure che spesso non sono chiare o ritardano già è difficile capire come si può svolgere la quotidianità quando, ad esempio, benché siano ripartiti i contagi, molti esercizi non hanno riattivato il servizio di consegne a domicilio e tu non puoi materialmente uscire. Già è difficile vedersi consegnare dal servizio igiene ambientale i sacchi per i rifiuti speciali che ti danno la misura del tuo essere ‘a rischio’ e pericoloso, al pari dell’essere soggetto a controlli di polizia in quanto positivo … ma nulla è così difficile da sopportare come una esperienza così psicologicamente pesante. E’ un male interiore che va ad aggiungersi al Male rappresentato dal contagio".

"Quando una classe va in quarantena per gli insegnanti è come se scattasse la malattia e, pertanto, non c’è alcun obbligo di fare lezione e mantenere i contatti con gli studenti. Alle superiori, invece, la didattica a distanza è a discrezione e le classi sono divise in gruppi che si alternano settimanalmente".

Solitudine che si aggiunge all'ansia e allo stress.

"Quando la classe di mia figlia è stata chiusa mi sono sentita di scrivere un messaggio al gruppo dei genitori, al quale non tutti ovviamente hanno risposto, in cui esprimevo dispiacere per il disagio causato ai ragazzini e alle loro famiglie, pur ripetendo che il virus può colpire tutti e non ci sono ‘colpe’. La lezione più bella, me l’ha data proprio mia figlia, rassicurandomi ‘mamma tranquilla, mi difendo da sola!’. Ho effettuato il tampone e sono negativa, le figlie sono in attesa del secondo tampone che auspichiamo sia negativo, così che possano tornare ad avere una parvenza di 'normalità' e gli stessi diritti degli altri studenti, oltre la libertà che questo virus silenziosamente si prende senza il nostro consenso!".

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