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L'appello del Serafico di Assisi: "Il piano nazionale si è dimenticato delle persone disabili, servono subito vaccini"

Quando il virus è entrato nella nostra struttura siamo riusciti a contenerlo ma adesso abbiamo disperatamente bisogno del vaccino per mettere in sicurezza queste giovani e fragili vite”

Aveva solo trent’anni uno degli ospiti dell’Istituto serafico di Assisi (il centro che accoglie ragazzi con disabilità plurime) che nel dicembre scorso, a causa delle gravi complicanze polmonari causate dal Covid, è stato costretto al ricovero nel reparto di rianimazione, dove si è interrotta la sua battaglia per la vita. A riprova- se mai ce ne fosse bisogno- che il virus non guarda in faccia a nessuno. Ma il “male” che piano piano si è insinuato nelle nostre vite modificando perfino il nostro modo di vivere gli affetti, non ha risparmiato le persone più fragili, anziani e disabili in primis.

Per questo l’appello lanciato alla Regione dalla presidente dell’Istituto serafico di Assisi Francesca di Maolo, è accorato, affinché venga subito messa a disposizione l’arma dei vaccini per tutelare le persone con disabilità. “Non c'è più tempo, abbiamo bisogno che ci venga data la possibilità di salvare anche le giovani vite che si trovano nelle residenze sanitarie per le loro gravi condizioni salute”, tuona la presidente, che in questi difficili mesi alle prese con l’emergenza epidemiologica, spiega: “Quando il virus è entrato nella nostra struttura, con enormi sforzi e sacrifici di tutti siamo riusciti a contenerlo in due residenze su sei, evitando la diffusione in tutto l'Istituto, ma adesso abbiamo disperatamente bisogno dell'arma del vaccino per mettere in sicurezza queste giovani e fragili vite”.

La priorità, dunque, è che le Regioni intervengano per colmare una lacuna, un vuoto, adottando con urgenza interventi correttivi sul piano nazionale di vaccinazione nel quale sono state totalmente dimenticate le persone con disabilità. È questo il senso del messaggio che la presidente del Serafico ha voluto lanciare affinché ci sia una maggior tutela nei riguardi dei più fragili.

“Prima dell'avvio della campagna vaccinale, è stato giustamente dato rilievo al personale sanitario, ai residenti e al personale delle Rsa e alle persone in età avanzata, ma ci si è dimenticati di ricordare le gravi difficoltà vissute nelle residenze sanitarie per disabili all'interno delle quali, da nord a sud del Paese, molte giovani vite si sono spezzate a causa del Covid”. L’urgenza è anche vaccinare tutti gli operatori sanitari e sociosanitari delle strutture convenzionate con il sistema sanitario nazionale per fare scudo contro il virus ed evitare che scoppino focolai in questo tipo di strutture. “In alcune residenze sanitarie, come per esempio il Serafico – sottolinea Di Maolo - sono ricoverati bambini e ragazzi anche al di sotto dei 16 anni che non potranno essere vaccinati proprio per la loro giovane età, ma non per questo devono essere giudicati esenti da rischi a causa delle gravi patologie che ne hanno richiesto il ricovero in una residenza sanitaria. Anche per tale ragione la vaccinazione del personale di assistenza deve avvenire rapidamente”.

Ragazzi con gravi patologie e con disabilità complesse per le quali si rende necessario il ricovero in strutture residenziali non possono e non devono più continuare a rimanere invisibili.

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