PERUGINERIE Correva l’anno 1906 e il circo di Buffalo Bill piantò le tende a Perugia

Il fattore di casa Sorbello chiese il permesso per andare a vedere quel personaggio, che riteneva essere l’incrocio tra un bufalo e un “billo”, ossia un tacchino

Correva l’anno 1906 e il circo di Buffalo Bill piantò le tende a piazza d’Armi. Il fattore di casa Sorbello chiese il permesso per andare a vedere quel personaggio, che riteneva essere l’incrocio tra un bufalo e un “billo”, ossia un tacchino.

Lo racconta in modo impeccabile Uguccione Ranieri di Sorbello a pagina 493 del suo “Perugia della Bell’Epoca”. E il permesso fu chiesto dal guardiacaccia proprio al padre dell’autore. Che glielo concesse.

Giunse dunque nella Vetusta (era il 25 marzo) il colonnello William Cody, esausto sessantenne, che da almeno 25 anni girava col suo “Far West Show”, in cui ricostruiva un attacco alla diligenza degli indiani, immancabilmente sparati (per finta, s’intende!) da lui e dai suoi fedelissimi ranger.

Era arrivato con ben quattro treni, 500 cavallli, bisonti long-horns, 800 inservienti, cow boys e indiani (veri), perfino figuranti arabi e giapponesi. Carri e diligenze completavano la dotazione.

Fitta folla di perugini a guardare fra le tende e ad occhieggiare tra i fuochi del bivacco, incantati ad ascoltare il coro dei nativi americani e dei cow boys.

Il numero di punta era costituito dall’inseguimento del Pony Express, con indiani (fintamente) ferocissimi che fingevano l’attacco alla diligenza. Poi la narrazione del massacro di Custer a Little Big Horn con Toro Seduto e i Sioux. “Uomo bianco parla con lingua biforcuta” ci ha insegnato il fumetto di Tex Willer. Quando ci facevano credere che gli indiani d’America fossero brutti e cattivi.

Nello spettacolo circense, Buffalo Bill faceva fuori, a colpi di carabina, materiale fittile lanciato per aria. Galoppate, fucilate, puzzo di letame e polvere da sparo. Ricorda Uguccione: “Rimasero disseminati su piazza d’Armi, sotto un cielo plumbeo, solo i fuochetti della paglia rastrellata dagli spazzini”.

Conclude poeticamente: “Nel linguaggio della prateria forse raccontavano al vento, coi loro batuffoli di fumo, che il Far West era passato da noi. Era il primo di aprile e il vento non ci avrà creduto”.

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Anni dopo, tanti, avremmo visto (prima a piazza d’Armi poi al Pian di Massiano) vari circhi con le loro bestie in cattività. Ma Buffalo Bill, pseudo eroe, in realtà macellaio di bisonti per gli operai della ferrovia, era ormai vivo solo nel ricordo di una cartolina ingiallita. Personaggio squallido, eroe di cartapesta. Da non rimpiangere.

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