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Coronavirus, gli psicologi scrivono alla Regione Umbria: "Chiarezza sulla comunicazione per i vaccini"

L’Ordine degli Psicologi dell’Umbria scrive alla Regione per chiedere "chiarezza nelle comunicazioni"

Vaccini contro il coronavirus, l’Ordine degli Psicologi dell’Umbria scrive alla Regione per chiedere "chiarezza nelle comunicazioni".

Perché "quello dei vaccini è un aspetto seguito sin dall’inizio del percorso dall’Ordine che sottopose alla Regione la necessità di considerare tutti i professionisti sanitari nelle priorità del piano - recita una nota dell'ordine - . L’Assemblea Legislativa ha votato un piano vaccinazioni che contempla i sanitari liberi professionisti e, in questo ambito, gli psicologi e psicoterapeuti. Ciò anche nell'ovvia considerazione del lavoro delicato svolto in diversi contesti, a contatto con bambini, adulti e anziani".

La Regione, prosegue la nota, "ha poi chiesto all'Ordine di raccogliere le adesioni degli psicologi liberi professionisti ed operanti al di fuori del Ssr, cosa che è stata puntualmente effettuata con oltre 300 adesioni raccolte. Successivamente l'Umbria è stata interessata alla particolare emergenza della variante inglese del Covid, che ha messo a dura prova la sanità regionale, ma ha anche reso più urgente il piano vaccinale. In questa fase sono usciti dei comunicati, poi parzialmente corretti, sul programma vaccinazioni, che risultano lacunosi e contraddittori, dando un'immagine purtroppo non lineare della gestione di questo delicato ed impegnativo programma".

Il presidente dell'Ordine nazionale e regionale David Lazzari, ha scritto oggi alla presidente Donatella Tesei, all'assessore Luca Coletto e al Direttore regionale Claudio Dario: "Si comprendono le difficoltà della Regione e della Sanità regionale in questa fase, vista la particolare emergenza che ha colpito l'Umbria, ma serve chiarezza nelle comunicazioni per evitare confusioni in un contesto così delicato".

L'Umbria, sottolinea Lazzari, "fa bene a seguire la strada delle altre regioni che stanno vaccinando tutti i professionisti sanitari in blocco, senza bizantine e poco comprensibili discriminazioni. La nostra non è una azione ristretta agli Psicologi, perché tutti sanno che svolgono attività delicate di sostegno e cura, non credo dobbiamo ricordarlo alla nostra Regione, ma un'azione per la chiarezza e la pari dignità tra tutti coloro che operano per la tutela della salute".

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