Coronavirus, in Umbria il più basso indice di contagio: ecco perché sarà un vantaggio nella Fase 2

La stabilità di trasmissione della malattia è uno dei parametri che sarà valutati in vista di una differenziazione regionale delle riaperture

“La curva dell’epidemia continua a decrescere nel numero sia di casi che di sintomatici. L’indice di contagio Rt è sotto l’1 in tutte le Regioni, una conseguenza delle misure adottate e dell’adesione a queste da parte dei cittadini. Ma siamo ancora in fase di epidemia”. Queste le parole con cui Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, ha pronunciato due giorni fa (30 aprile) facendo un punto sull'emergenza coronavirus in Italia.

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Il numero uno dell’Istituto superiore di sanità ha poi chiarito la logica alla base del documento epidemiologico elaborato dall'Iss con la Fondazione Bruno Kessler, adottato dal Comitato tecnico e scientifico, e trasmesso al ministro della Salute: “È uno studio nazionale con la finalità di analizzare il peso delle diverse variabili, come attività produttive e contatti sociali, nel determinare la circolazione del virus nella popolazione e valutare le riaperture. I modelli dovranno essere aggiornati e tarati a livello regionale sulla base dei risultati che si ottengono”. E uno dei parametri monitorati è l’indice di trasmissibilità della malattia, quell’ormai famoso Ro (erre con zero), ossia il valore che indica il numero di infezioni prodotte da una persona nell’arco del suo periodo infettivo.

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Un indicatore che l’Istituto superiore di sanità e la Fondazione Bruno Kessler chiamano Rt, che sarebbe la misurazione dell’Ro quando sono in atto misure di 'lockdown'. «Se è inferiore a 1 - ha spiegato Stefano Merler, ricercatore della Fondazione - significa che si va verso l'eliminazione della malattia, mentre se è superiore a 1 si va verso una crescita esponenziale dei casi. Tanto più veloce e rapida quanto più grande è il valore di Ro». Un'indice che al momento - secondo la 'fotografia' dello studio - in nessuna regione italiana è basso come in Umbria (0.19), prima in questa 'classifica' davanti alla Basilicata (0.35) mentre quella con l'RT più alto è il Molise (0.84).

LA SITUAZIONE IN ITALIA (dati Iss e Fondazione Kessler) - Umbria 0.19; Basilicata 0.35; ​Trento 0.42; Calabria 0.52; Valle d'Aosta 0.52; Veneto 0.53; Lombardia 0.53; Abruzzo 0.55; Friuli Venezia Giulia 0.61; Bolzano 0.61; Lazio 0.62; Sicilia 0.64
Toscana 0.64; Marche 0.65; Sardegna 0.66; Emilia Romagna 0.72; Piemonte 0.75; Puglia 0.78; Molise 0.84.

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Proprio la stabilità di trasmissione unita alla tenuta dei servizi sanitari, insieme alla capacità di monitoraggio e alla capacità di accertamento diagnostico, di indagine e di gestione dei dati è uno degli indicatori (con valori di soglia e di allerta) che, secondo il decreto firmato il 30 aprile dal ministro della Salute Roberto Speranza, dovranno essere monitorati nella fase 2 per poter arrivare a quella differenziazione regionale chiesta nei giorni scorsi al premier Giuseppe Conte da diversi 'governatori'.  L’allentamento del lockdown a partire dal 4 maggio infatti, come si legge nel decreto, “può aver luogo solo ove sia assicurato uno stretto monitoraggio dell’andamento della trasmissione del virus sul territorio nazionale”. L'Umbria intanto, con la sua presidente Donatella Tesei, ha elaborato un piano per anticipare la ripartenza rispetto al calendario nazionale e iniziato un dialogo con il Governo che sembra pronto a trattare con la 'governatrice' di una regione in cui l'emergenza sembra al momento sotto controllo.

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