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Coronavirus e accoglienza, la Prefettura di Perugia detta le regole: "Non uscire dai centri ed evitare assembramenti"

Richiamo agli enti che gestiscono migranti e richiedenti asilo a rispettare i decreti del Governo. Centinaia di segnalazioni di stranieri in giro per la città o davanti ai supermercati

L'epidemia scatenata dal Covid19 tocca anche il mondo dell'accoglienza. Tanto che la Prefettura di Perugia (ente territoriali responsabile dei progetti di accoglienza di rifiugiati, richiedenti asilo o protezione umanitaria) detta le regole. Una decisione che arriva con ritardo dopo le centinaia di segnalazioni di cittadini, sui social, che testimoniavano la presenza di giovani migranti, rifiugiati o richiedenti asilo, nei parchi cittadini o davanti ai supermercati, così come accadeva prima del varo delle norme che impongono l'isolamento casalingo.

Così il prefetto Claudio Sgaraglia ha diramato una nota specifica sugli "interventi di informazione e prevenzione della diffusione del virus COVID-19 nell'ambito del sistema di accoglienza". Cosa significa traducendolo dal linguaggio forbito e antico delle Prefetture?

Significa che il prefetto richiama gli enti che gestiscono la rete di accoglienza nella Provincia devono adottare "tutte le misure necessarie" per prevenire la diffusione del Coronavirus tra le persone che usfruiscono dell'accoglienza.
Come fare? In primo luogo mettere in atto non far uscire le persone dai centri di accoglienza se non per le "specifiche motivazioni indicate dalla normativa recentemente introdotta". Cioè anche i migranti o richiedenti asilo non possono girare per la città senza un motivo di lavoro, necessità o di salute, come tutti i cittadini italiani.
Il prefetto Sgaraglia ha anche ricordato che è importante adottare "stringenti misure igienico-sanitarie e di prevenzione" accompagnando il tutto alla corretta "informazione sui comportamenti da adottare". Quindi anche nei centri di accoglienza bisogna mantenere la distanza di un metro, lavarsi le mani spesso, non tossire o starnutire liberamente, ma in un fazzoletto di carta o nell'incavo del gomito ed evitare forme di assembramento. E dove non fosse possibile garantire le corrette distanze e gli assembramenti, la Prefettura di Perugia ha già avviato un dialogo con gli enti che gestiscono l'accoglienza per applicare "forme di decongestionamento", cioè spostare le persone in altri luoghi per diminuirne al densità abitativa. Tutto questo con la collaborazione dei servizi di mediazione culturale.

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