Martedì, 19 Ottobre 2021
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Il Circolo del Tempobono piange Sante Pelliccia, mitico factotum dell’associazione

"Un amico, più che un socio”, ricorda il presidente Enzo Garghella enumerando la molteplicità di ruoli che 'Santino' era in grado di ricoprire

Il Circolo del Tempobono piange Sante Pelliccia, mitico factotum dell’associazione. “Un amico, più che un socio”, ricorda il presidente Enzo Garghella, enumerando la molteplicità di ruoli che Sante era in grado di ricoprire. 
Santino (come tutti lo chiamavamo, sebbene fosse grande e grosso) era ‘biscazziere’, ossia barista, “oste della malora”, come lo chiamavo scherzosamente quando gli domandavo il caffè corretto (“me raccomando: appena n goccio”, e lui versava, generoso… anche in anisetta).

“Era il primo ad arrivare e l’ultimo a uscire”, dice Enzino. Nel senso che Santino apriva e chiudeva la sede, puliva, faceva acquisti, apparecchiava, spaccava il cocomero, serviva a tavola. Sudato, ma sorridente, anche davanti al braciere, quando al Tempobono si faceva rosticceria di salsicce e spuntature per la tradizionale “majalata”. Ossia quando, di questi tempi, si ammazzava l’onesto suino e si festeggiava in un’agape fraterna, annaffiando con vino a volontà. 

Era lui, con le donne di cucina, a servire in tutte le occasioni. E sapeva con chi, “magnante”, si doveva fare un robusto “ripassino” per il bis, o anche il tris, di quel cibo in cui c’era sentore di saperi e sapori buoni, antichi e sempre attuali, ricchi di  tradizioni e… d’amicizia. Di sentimenti, donati insieme alle pietanze, genuine. E fresche. Come l’insalata appena colta da Claudia dall’orto di Luciano. Perché al Tempobono ognuno ci mette del suo, col lavoro e con lo spirito di servizio. Compreso l’Inviato Cittadino (che con le mani sa fare poco o niente!) ci mette il racconto, la chiacchierata, la penna, il resoconto. Fedele al detto “chi non lavora non magna!”. 

Sapeva lavorare duro, Santino. Riteneva un privilegio accontentare i soci. E perfino gli amici del vicino Teatro di Figura di Mario Mirabassi, quando si tenevano eventi di musica e teatro all’Arena del Borgo Bello. Nella vita, Santino era stato addetto di macchina operatrice, quando, sotto il solleone o la pioggia battente, scavava l’asfalto, preparando il letto per le tubazioni del gas.

Abituato alla fatica, non si faceva spaventare dai servizi, sebbene impegnativi. Perciò era il primo a lavorare di mazza per infilare giù paletti, quando c’era da realizzare il Belvedere del Tempobono. I soci, concordemente, gli avevano assegnato un ruolo, dopo la pensione. Non solo “uomo di fatica”, ma anche consigliere da una decina d’anni. E lui ne era legittimamente orgoglioso.

Era stato male, Santino, un anno fa. Ma pareva esserne uscito con tenacia ed energia. Poi il maledetto ‘corona’ se lo è portato via. Lui, forte come una roccia, messo con le spalle a terra da una bestia minuscola e dannatamente cattiva.
Ma di Santino resta il ricordo, bello e tenerissimo, nelle tante persone che lo hanno amato e lo porteranno nel cuore.

Santino “burbero benefico”, disposto allo scherzo anche quando... fingeva d’arrabbiarsi facendo il viso dell’arme. A noi veniva da ridere, sapendolo buono come un pezzo di pane. Quello di una volta. Santino ci mancherà. Senza dubbio. Tutte le volte che passeremo davanti alla macchina del caffè. Cercandolo. Inutilmente.

 

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