Coronavirus, chiuse le strutture per senza tetto a Perugia: è scontro. Il Pd: "Inimmaginabile, Romizi ci ripensi"

Contro la decisione di Palazzo dei Priori anche il consigliere regionale Fora

Chiusi i centri temporanei per l'accoglienza dei senza fissa dimora durante l'emergenza covid-19. Aperta la polemica per la decisione del sindaco di Perugia, Andrea Romizi, che ha revocato l'ordinanza con la quale la palestra e il cva venivano destinati ad accogliere chi non aveva dove vivere e limitare così la presenza in strada. L'evidenza sottolineata dall'ordinanza del 24 aprile è che gli ospiti delle strutture, utilizzando le strutture per i pasti e per dormire solamente,  e che nelle strutture stesse "si generano assembramenti di soggetti - spesso diversi di giorno in giorno - per i quali, stante le caratteristiche strutturali del centro, non è possibile garantire un adeguato isolamento o distanziamento sociale". Inoltre, "essendo liberi di circolare, possono entrare in contatto quotidianamente con altri soggetti potenzialmente portatori di Sars-CoV-2 con rischio continuativo di contagio". 

Coronavirus, il sindaco di Perugia 'chiude' le strutture di accoglienza per i senzatetto

Centri chiusi, insomma. E opposizione al contrattacco: "Mai avremmo potuto immaginare che il primo provvedimento della Fase 2 del sindaco di Perugia sarebbe stato quello di revocare l’accoglienza e restituire alla strada i senza fissa dimora" sostiene in una nota Pd di Perugia. Che aggiunge: "L’ordinanza di oggi è irragionevole, visto che neppure indica alternative valide per la presa in carico di queste persone, durante la fase di emergenza e sino ad oggi accolte durante il giorno nel circolo e per la notte nella palestra di Sant’Erminio".

Ma è anche un’inaccettabile “scorciatoia ed il prevedibile epilogo della non gestione della situazione, posto che lo stesso Comune di Perugia, invitato più volte ad intervenire nelle scorse settimane sia dai residenti che dal capogruppo Pd in consiglio comunale Sarah Bistocchi, nessuna iniziativa ha ritenuto di assumere ed ha preferito mettere i problemi sotto il tappeto".

Un provvedimento che il Pd definisce "intempestivo e contraddittorio, visto che l’emergenza sanitaria, pur in netto miglioramento nel nostro territorio, non è affatto superata e le relative misure restrittive resteranno tali per legge sino al 3 maggio".

"Chiediamo pertanto al sindaco di revocare la frettolosa e immotivata ordinanza di oggi e di utilizzare i giorni da qui al 3 maggio per meglio valutare, monitorare e ponderare la situazione, per assumere con l’urgenza del caso, insieme con la Protezione Civile, le autorità competenti e le associazioni di volontariato impegnate nell’accoglienza, ogni iniziativa volta a garantire i più elevati standard sanitari, di sicurezza e di controllo della situazione, colpevolmente sfuggita di mano. E per predisporre, prima di ogni altra decisione, un’alternativa valida per la presa in carico dei bisognosi".

"Ci uniamo all’appello di numerose associazioni e alla richiesta delle opposizioni a Palazzo dei Priori - concludono i dem - chiedendo anche alle autorità alle quali l’ordinanza è indirizzata, a cominciare dal Prefetto, di garantire fino al 3 maggio il rispetto della legge".

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In mattinata anche il consigliere regionale di Patto civico Umbria, Andrea Fora, era intervenuto dichiarandosi sconcertato per l'ordinanza: "Ritengo il sindaco di Perugia una persona ragionevole e dotata di spirito di accoglienza perciò questo provvedimento mi desta forte stupore. Lo invito a riconsiderare tale scelta. Forse é stato mal consigliato e certamente occorre mettere a punto una procedura di accoglienza con protocolli ancor più specifici, per garantire standard di sicurezza più adeguati al via vai delle persone".

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