"La giostra ha iniziato a girare", un medico dell'ospedale di Pantalla racconta il lavoro contro il Coronavirus

Lettera aperta di un'anestesista nel nosocomio della Media Valle del Tevere individuato come centro di accoglienza per il Covid19

Riceviamo e pubblichiamo una lettera della dottoressa Carla Vannini, anestesista e rianimatrice dell’Ospedale Media Valle del Tevere di Pantalla in merito all’emergenza Coronvirus e di chi si trova in prima linea ad affrontare il contagio.

In questi giorni, in mezzo al bombardamento mediatico, la frase di un collega mi è rimasta impressa ed è ancora scolpita nella mia mente: “Oggi capita che chi scrive sui giornali e parla in tv di un evento, spesso non lo vive direttamente”. Da qui la mia riflessione, per la quale voglio spendere cinque minuti preziosissimi, rubati ad altro, per raccontarvi cosa sta succedendo nel nostro e vostro Ospedale; probabilmente saranno gli ultimi cinque minuti che potrò dedicare a queste considerazioni, visto che la “giostra” ha cominciato a girare ieri sera con l’accoglienza del primo paziente affetto da Covid-19.

A metà della scorsa settimana usciva il decreto regionale che individua l’ospedale Media Valle del Tevere come centro accoglienza Covid. Un ciclone “travolge” tutti gli operatori sanitari di qualsiasi livello e grado. Quel piccolo alveare isolato, spesso criticato e bistrattato, ora è in prima linea per la nostra gente e per lo Stato, in una guerra contro un nemico che sta devastando il mondo intero.

Trepidazione, e legittimi timori nei cuori di tutti noi: il primo pensiero è andato alle nostre famiglie, che avremmo esposto a rischio maggiore. L’affacciarsi delle lacrime agli occhi, un frangente in cui le gambe vacillano. Per poco, lo spazio di pochi secondi; poi un’immagine si è fatta largo... i nostri colleghi: stanchi, prostrati, devastati, che lottano da giorni e non si fermano. Con loro... e per i nostri concittadini, amici, parenti, per i nostri anziani; le stesse persone che ci hanno criticato, a volte insultato o offeso... ma sì: i nostri concittadini, le persone che hanno bisogno del nostro aiuto.

Abbiamo alzato i volti, ci siamo guardati e abbiamo detto il nostro doveroso: “Sì, io ci sono!”. Tutti insieme, una unica grande famiglia, un solo corpo. Abbiamo cominciato a lavorare giorno e notte, e a abbiamo trasformato il nostro alveare: tirato su muri, costruito porte, svuotato reparti, organizzato turni; consapevoli di essere armati solo dei nostri grandi cuori e piccoli pungiglioni. E abbiamo continuato a lavorare alacremente, nell’attesa di presidi per fronteggiare l’emergenza; ma non ci siamo mai fermati, riponendo la nostra fiducia nelle Istituzioni, che ci avrebbero fornito il materiale per difenderci (noi e le nostre famiglie) e per curare. Fiducia.

Mentre costruiamo il nuovo ospedale, non c’è più tempo per parlare, per darci coraggio; solo sguardi che si incontrano, e nel cuore l’ultima frase che ci siamo detti prima di rimboccarci le maniche: “Un giorno, quando tutto questo sarà finito, usciremo fuori, ci abbracceremo e festeggeremo insieme!”. Ieri sera la giostra ha cominciato a girare lentamente, presto il ritmo potrebbe accelerare; forse non ci sarà più tempo neanche per quegli sguardi.

Perciò è urgente e doveroso dirvi ora: “Grazie a tutti è un onore lavorare con voi, fratelli e sorelle dell’unica famiglia dell’ospedale Media Valle del Tevere”.

Che Dio ci protegga, che Dio protegga la nostra Italia!

Dottoressa Carla Vannini

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