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INVIATO CITTADINO Coronavirus, la Regione Umbria si prepara a riscrivere l’ordinanza e a rimediare ai buchi

Si tratta, dunque, di mettere una pezza. Ma le dichiarazioni dell’assessore Coletto circa l’equivalenza fra “obbligo” e “opportunità” non convincono. Insomma, il pagamento di tasca propria diventa una cosa positiva? Era più semplice riconoscere “Abbiamo sbagliato. Cercheremo di rimediare”

La Regione si sta preparando a riscrivere l’ordinanza 1139 e a rimediare i buchi del contact tracing… ma le falle ci sono state e… numerose. Ora si corre ai ripari. Opportunamente.

Si tratta, dunque, di mettere una pezza. Ma le dichiarazioni dell’assessore Coletto circa l’equivalenza fra “obbligo” e “opportunità” non convincono. Insomma, il pagamento di tasca propria diventa una cosa positiva? Era più semplice riconoscere “Abbiamo sbagliato. Cercheremo di rimediare”.

Nessuno mette alla gogna nessuno, ma l’onestà paga. Sempre.

Riassumiamo, per chi non li avesse chiari, i termini della questione. Quell’ordinanza sanciva, in modo inequivocabile, che quanti avessero fatto ricorso a laboratori privati, e fossero stati trovati positivi col test rapido, avrebbero dovuto sottoporsi, seduta stante, al tampone molecolare pagandoselo di tasca (E paga sempre il paziente. Insomma, on si può obbligare nessuno ad effettuare un tampone a pagamento. Da qui la polemica di quanti osservavano che non fosse giusto addossare al paziente un onere di spesa che doveva far capo alla sanità pubblica. Si mettesse la spesa a carico della Regione, effettuando il secondo tampone in convenzione!

Da qui il calo vistoso delle richieste di tampone, per motivi anche economici degli utenti (Coronavirus, tamponi e quell'ordinanza 'sbagliata'.

Siamo stati i primi a rilevare l’incongruenza, ma non rivendichiamo medaglie. Ora si dice che le cose cambieranno. Non possiamo che compiacercene. A riprova di come la libera stampa possa contribuire al miglioramento del vivere civile.

Altra questione, quella del tracciamento dei positivi: autentici untori malgré soi! Qualche volta. Perché, comunque, si tratta di colpevole e irresponsabile leggerezza. Insomma, se non si blocca la spirale, il contagio si espande a macchia d’olio. Ma gli strumenti debbono essere efficienti.

Siamo in grado di dimostrare, testimoni alla mano, che tanti, troppi asintomatici, se ne vanno in giro a briglia sciolta. Certo, ci si dice dagli uffici della Regione: c’è anche una responsabilità personale, insieme a oneri di carattere giuridico e morale da mettere in gioco.

Ma sappiamo di baristi che hanno continuato a operare e di persone, positive al terzo tampone, che giravano a piede libero. Alla faccia del controllo e dell’informazione, della prudenza e della prevenzione.

Posso personalmente testimoniare, come ammalato della prima ora, che la moglie e l’Inviato Cittadino, ai primi di marzo, pur non ricevendo cure di nessun genere (non si sapeva ancora nulla di eparina e quant’altro), sono stati contattati, a cadenza quotidiana, tramite telefono, da medici del servizio sanitario. Si informavano sul nostro stato di salute, ci davano un conforto almeno morale, ci ricordavano le responsabilità, sancite anche da un decreto del sindaco che ci inibiva l’uscita e quant’altro.

Ci risulta che lo stesso non è accaduto, e tuttora non accade, a decine di persone di nostra conoscenza.

La circostanza è spiegabile con l’enorme incremento dei casi della seconda ondata. E col fatto che tutto è andato fuori controllo. Contact tracing inesistente, o insufficiente. Ma ora ci si dice che è stato adottato il massiccio inserimento di altro personale e che il tracciamento ha recuperato una soglia superiore al 70%. Meglio così.

Speriamo che tutto questo corrisponda a verità. Sappiamo solo che diverse nostre conoscenze sono ancora in balìa del virus, magari asintomatici. E che nessuno si è fatto vivo con loro.

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