Coronavirus, finalmente i mass media: un patrimonio su cui investire

Pubblichiamo l'intervento di Marco Mazzoni, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell'Università degli Studi di Perugia

Pubblichiamo l'intervento di Marco Mazzoni, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell'Università degli Studi di Perugia 

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Il lockdown ha isolato tutti, ma ha fatto riscoprire l’importanza della editoria e delle testate giornalistiche. Questa è una notizia. L’emergenza, la paura, la necessità di essere aggiornati sui numeri del virus hanno spinto molti italiani a sintonizzarsi con un notiziario, a sfogliare un giornale, a collegarsi più volte durante la giornata ai siti delle principali testate nazionali e ai loro account social per trovare delle informazioni. Di fatto, la drammaticità di questi giorni ha stravolto i numeri dell’editoria. Nella tempesta in cui ci troviamo, le testate giornalistiche hanno ritrovato la loro missione. E allora diamoli alcuni di questi numeri: se dal primo gennaio al 20 febbraio scorso le notizie sul coronavirus erano il 4%, dal 21 febbraio al 22 marzo scorso invece il dato arriva al 45% (indagine Agcom). E ancora, il 91% degli italiani sta seguendo l’evolversi della pandemia grazie a telegiornali e programmi di attualità almeno una volta a settimana (indagine Nomisma). Nella settimana dal 16 al 22 marzo 2020 gli utenti unici, rispetto al periodo pre-crisi, al sito del Corriere.it sono aumentati del 73%, quelli a Repubblica.it del 72%, al Sole 24 Ore addirittura del 187% e a LaStampa.it del 117% (Fonte: Audiweb Week). Su Facebook le pagine che generano un maggior coinvolgimento degli utenti sono quelle di testate giornalistiche a diffusione nazionale e locale (Fanpage.it, la Repubblica, Corriere della Sera, Tgcom 24, Il Mattino di Napoli) e di giornalisti (Enrico Mentana), seguite da quelle di leader e partiti politici (Fonte: Blogmeter).

Mass media però significa pure intrattenimento, e sappiamo quanto ce ne sia bisogno nei giorni del coronavirus. Anche per il mondo dell’intrattenimento, l’emergenza Coivd-19 ha significato incremento delle opportunità. In media gli italiani durante il periodo di isolamento forzato hanno trascorso, come mai prima era successo, oltre 5 ore davanti al piccolo schermo. Ancora, i telespettatori del prime time, prima dell’emergenza circa 28 milioni, sono saliti a 32 milioni nelle settimane della quarantena (indagine di R. Franco, M. Scaglioni, E. Tebano). Oltre a film e serie tv (anche on demand) si è assistito poi (un po’ nostalgicamente) a una riscoperta del “già visto”; in una fase in cui gran parte dei programmi sono stati cancellati, infatti, le reti hanno riproposto molte repliche dei principali programmi di intrattenimento (Ciao Darwin, Terre desolate, ecc.) e di saghe cinematografiche che hanno fatto la storia del cinema – e un po’ anche la nostra – (Harry Potter, Il Signore degli Anelli, ecc.). Secondo un’analisi realizzata da Vincenzo Cosenza (www.vincos.it), crescono anche le piattaforme digitali che offrono altre opportunità di intrattenimento. Nel mese di marzo 2020, Facebook ha registrato 41 milioni di accessi unici da desktop (+43% rispetto a febbraio), cresce anche Twitch, il sito di game streaming, con 25 milioni di visite (+25%), mentre l’applicazione di gran lunga più scaricata è stata TikTok (oltre 1,6 milioni di volte pari a +50%), seguita da Instagram (oltre 1,1 milioni).

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Cosa ci dicono questi dati? Senza dubbio, che i mass media hanno ancora un grande impatto sociale che cresce di fronte a un evento drammatico. E se questa non è (propriamente) una novità, è bene ricordarlo. La Tv, durante le lunghe giornate chiusi in casa e spaventati dalla tragedia che ci circonda, torna a essere il nostro principale comfort attraverso il quale evadere e allontanarci un po’ dalla nostra quotidianità diventata – nostro malgrado – troppo stretta. I giornali, soprattutto le testate on line, vivono la loro rivincita, perché c’è bisogno di fonti e informazioni attendibili. I social, inoltre, contribuiscono a far circolare le informazioni, ma sono anche il “luogo” dell’intrattenimento. Quanto appena descritto è di certo materiale su cui riflettere, perché, quando tutta questa tragedia sarà passata (speriamo presto), avremo un “patrimonio mediale” su cui investire e non da sperperare.

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