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Ultimo giorno di lockdown, don Gaetano non rinuncia a fare apostolato pregando per le vie dell’Elce

Oggi riaprono le chiese ai fedeli che potranno finalmente partecipare alle celebrazioni liturgiche, ma il parroco dell’Elce non ha mai rinunciato a celebrare, anche dal terrazzo

Ultimo giorno di lockdown, don Gaetano non rinuncia a fare apostolato pregando per le vie dell’Elce.

Oggi riaprono le chiese ai fedeli che potranno finalmente partecipare alle celebrazioni liturgiche. Ma il parroco dell’Elce non ha mai rinunciato a celebrare, anche dal terrazzo. La notizia è rimbalzata sui media e, al momento, ci disse scherzosamente: “C’erano pompieri e poliziotti: ero tenuto d’occhio più di un ricercato”. Il riferimento ovvio è all’azione di controllo doverosamente esercitata dalle pubbliche autorità e da quanti sono preposti alla sicurezza.

Messa a parte, il prete più “romanista” della diocesi ha continuato a battere le strade del quartiere, pregando e invitando i fedeli a fare altrettanto. Nel mese mariano aveva in animo di attuare il rosario itinerante, facendo stazione alle edicole dedicate alla Madonna. Aveva contattato, in proposito, il parrocchiano Inviato Cittadino per una consulenza. Ma, da una rapida riflessione mentale, ho dovuto osservare che all’Elce, quartiere sviluppatosi nel secondo dopoguerra e negli anni Settanta del Novecento, di edicole mariane non ce ne sono. Mentre ce n’è qualcuna in Porta Sant’Angelo: una sulle scalette di via Lupattelli, una vicina alla Mercanzia e poco più.

Ma don Gaetano non rinuncia facilmente. Lo abbiamo visto, e sentito, anche ieri per le strade del rione. Accompagnato da un giovane collaboratore che reggeva un piccolo sistema di amplificazione, il sacerdote guidava una Panda e recitava il rosario, fermandosi in diversi punti e pregando coi parrocchiani. Splendida iniziativa. Senza contare che il mitico “don” interloquiva con le persone. Per esempio, ha comunicato gli orari delle Sante Messe domenicali: alle 9:00, alle 10:15, alle 11:30.

Un prete così volitivo ed empatico è proprio quello che ci voleva per un quartiere come l’Elce dove – ricordava don Angelo – “si fanno più funerali che battesimi”. Per dire che è zona con popolazione anziana. Meno male che c’è un buon numero di studenti a rimpolpare le presenze nella bella chiesa di San Donato, ricca di opere d’arte di Bacosi e Giovagnoni. Oltre ad essere depositaria di una storica dote d’intensa spiritualità.

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