Coronavirus, il rimpatrio da Londra è un'odissea per Matteo e Maddalena: "Ora siamo in isolamento"

Entrambi di Bastia Umbra, 23 e 22 anni, lavorano in uno dei più noti ristoranti della capitale inglese e ora aspettano di poter riabbracciare le loro famiglie: "Lì pochi controlli anche dopo il 'lockdown', una fortuna essere riusciti a tornare"

Da Londra all'Umbria tra mascherine, termometri e autocertificazioni. Una piccola odissea quella vissuta da Matteo e Maddalena, due ragazzi di Bastia Umbria partiti diversi mesi fa per la capitale inglese per lavorare. Dipendenti di uno dei ristoranti più noti di Londra, come tantissime altre persone hanno visto nel giro di poche settimane la loro vita stravolta dal coronavirus. Un'emergenza vissuta in un clima doppiamente surreale: da una parte le drammatiche notizie che arrivavano dall'Italia (trasformata il 9 marzo in 'zona protetta' dal governo Conte) e la preoccupazione per familiari e amici, dall'altra la vita londinese che continuava a scorrere praticamente come sempre. 

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“Nel locale non chiedevamo di certo ai clienti di mantenere la distanza di sicurezza - spiega il 23enne Matteo -. Solo verso metà marzo, quando una parte delle persone si erano rese conto della situazione e il lavoro è iniziato a calare, il ristorante ha deciso autonomamente di chiudere anticipando il 'lockdown' del governo”. Una 'stretta' arrivata solo il 23 marzo, mentre Matteo già da giorni adottava il 'metodo italiano': “Ho usato solo un po' di buon senso iniziando a restare in casa, uscendo solo per fare la spesa con guanti e mascherina. Anche dopo il 'lockdown' comunque i controlli non sono stati serrati come da noi, lì nessuno chiede un'autocertificazione e pur incontrando diversi poliziotti nessuno mi ha mai fermato per chiedermi dove andavo”.

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Con il lavoro fermo e con la situazione che iniziava a peggiorare anche lì in Inghilterra, ecco che Matteo ha deciso di tornare in Umbria: “Gli ospedali hanno iniziato intasarsi e se proprio devo prendermi il virus ho più fiducia nel sistema sanitario italiano. In un momento così grave per tutto il mondo poi non volevo stare lontano dalla famiglia”. Una decisione condivisa dalla sua amiche Maddalena, altra bastiola che ha ritrovato a Londra e con cui ha affrontato ieri (primo aprile) un viaggio di ritorno vissuto tutto con la mascherina d'obbligo sul viso: “Abbiamo comprato online i biglietti per uno dei voli con cui l'Alitalia rimpatria chi è all'estero - racconta la 22enne - All'aeroporto di Londra ci hanno messo in coda, ci hanno misurato la temperatura e poi ci hanno fatto compilare un'autocertificazione in cui ci veniva chiesto dove eravamo diretti e come saremmo arrivati a destinazione una volta sbarcati a Roma. Altra autocertificazione poi a bordo dell'aereo per conoscere il nostro indirizzo londinese e altra coda a Fiumicino, prima della corsa in taxi verso l'Umbria”.

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Ma per ora è solamente un 'quasi' ritorno a casa, poiché hanno evitato di raggiungere le loro famiglie per non costringere anche genitori e nonni all'isolamento totale di 14 giorni. “Avevamo la possibilità di poterci sistemare in un appartamento da soli - spiega ancora Maddalena - e così, dopo esserci messi in contatto con l'Usl attraverso il medico di base, passeremo questi 14 giorni di quarantena insieme. Al momento stiamo bene, ci hanno detto solo di monitorare l'eventuale comparsa di sintomi e in quel caso di ricontattarli”. Più vicini dunque, ma ancora distanti dalle loro famiglie che potranno abbracciare solo alla fine della quarantena: “Siamo comunque fortunati rispetto ad altri - conclude Matteo - Lì a Londra avevamo amici e colleghi spagnoli, francesi ma anche dell'est Europa e non tutti hanno avuto la possibilità di tornare. Mi dispiace per loro, che sono costretti ad affrontare questa brutta situazione lontani da casa e dai loro cari”.

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