Coronavirus, l'intervento: crisi economica, l'Europa risponda con Eurobond e fondo comune

Pubblichiamo l'intervento di Marcello Signorelli, professore ordinario di Politica Economica all’Università di Perugia, Componente del Consiglio di Presidenza della Società Italiana degli Economisti

Coronavirus, Europa, crisi. E una lettera aperta firmata da 1500 economisti per chiedere una risposta all'Unione, un fondo comune e l'emissione degli Eurobond. Pubblichiamo l'intervento di Marcello Signorelli, professore ordinario di Politica Economica all’Università di Perugia, Componente del Consiglio di Presidenza della Società Italiana degli Economisti. 

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La pandemia da Covid-19, ancora incerta nelle sue dinamiche e tempi di conclusione, sta avendo enormi conseguenze sull’economia di tanti paesi che stanno - più o meno efficacemente - intervenendo con forti aumenti di spesa pubblica e subiscono un inevitabile calo delle entrate pubbliche.

Ciò pone la cruciale questione di come finanziare i crescenti deficit pubblici nazionali e mantenere sostenibili i debiti pubblici soprattutto nel fragile contesto dell’Eurozona.

Per qualche tempo la Bce probabilmente proteggerà da crisi del debito sovrano grazie al forte e innovativo rilancio del quantitative easing deciso nella riunione di emergenza del 18 marzo scorso. Ma appare evidente che – almeno nel medio-lungo termine – non è saggio far gravare molto del peso della sostenibilità dei debiti pubblici nazionali e della stessa sopravvivenza dell’euro sulla sola Bce.

In particolare, non è opportuno che l’Eurozona si limiti sostanzialmente alla pur necessaria rimozione delle regole del patto di stabilità e crescita e lasci i singoli stati sostanzialmente soli ad affrontare una difficile fase di forte crescita dei loro debiti pubblici nazionali in un contesto di forte e diffusa recessione (e quindi con rapporti debito pubblico/Pil in forte ascesa) e non si avvii finalmente l’emissione di Eurobond, cioè di titoli pubblici garantiti dai paesi membri, volti a finanziare specifiche spese pubbliche di emergenza e rilancio economico.

In tale direzione è importante citare la “Lettera Aperta” promossa da tanti economisti di vari paesi indirizzata ai 5 Presidenti delle istituzioni europee ed ai capi di stato e di governo dei paesi membri. In soli tre giorni tale “Lettera Aperta” ha già superato le 1.500 adesioni (con diversi economisti tedeschi oltreché di molti altri paesi) e i firmatari continuano ad aumentare. Nella proposta, si sottolinea che siamo di fronte a una sfida senza precedenti per l’Europa e che, conseguentemente, è necessaria una strategia comune inedita.

La proposta suggerisce la raccolta di risorse in un “fondo comune europeo” sotto la responsabilità delle istituzioni dell'Unione e qualsiasi paese membro dovrebbe avere accesso a questo fondo sulla base di esigenze documentate e piani coerenti concordati con la suddetta istituzione; pragmaticamente, si suggerisce che in caso di difficoltà nel prendere una decisione di ripartizione, le risorse potrebbero essere distribuite agli Stati membri in proporzione alla popolazione.

Per quanto riguarda i mezzi necessari per creare tale fondo comune, vengono proposti Eurobond (chiamati evocativamente "European Renaissance Bonds") precisando che questo nuovo debito comune non implicherà alcuna mutualizzazione dei debiti nazionali esistenti, ma si riferirà solo alle spese (per i sistemi sanitari, le famiglie, le imprese e per investimenti pubblici) necessarie per affrontare l'enorme shock comune che sta colpendo tutti i paesi europei.

La “Lettera Aperta” conclude ponendo delle domande e dei moniti: perché è stata creata l'Unione europea? Perché noi cittadini europei dovremmo stare insieme se non siamo nemmeno in grado di fornire una risposta unitaria alla minaccia comune che ci sta aggredendo? Senza una risposta comune, pur in un orizzonte temporale imprevedibile, lo stesso futuro dell’Eurozona e dell'Unione europea sarà gravemente a rischio. L'Europa dovrebbe trasformare questi giorni difficili in un'opportunità di vera rinascita. Nell’Eurogruppo e nel successivo Consiglio Europeo è importante che i leaders delle istituzioni europee e i capi di stato e di governo non ignorino la proposta della “Lettera Aperta” sottoscritta da un numero così vasto e variegato di economisti di così tanti paesi.

La Lettera Aperta degli economisti

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